"I praticanti? Sì a uno scambio tra province"

Gli avvocati reggiani al presidente del Tribunale, Francesco Caruso, sulle carenze croniche e sui problemi che affliggono da tempo il sistema giustizia. Proposte e richieste

REGGIO. Già dato. Gli avvocati reggiani avrebbero già dato. In termini di soldi e di impegno. A partire dalla formazione messa in piedi per far funzionare il “Pct”, un acronimo (sconosciuto ai più) che sta per “Processo civile telematico” e grazie al quale dovrebbe esser possibile non solo velocizzare i tempi dei vari passaggi procedurali, ma soprattutto risparmiare un sacco di quattrini. Sempre che funzioni a dovere. Ma ci sono altre tre questioni “aperte” su cui il consiglio dell’Ordine reggiano vuol mettere l’accento. Accanto al presidente Romano Corsi, ieri a sostenere la causa, anche Monica Ranellucci, Nicola Tria, Franca Porta, Marco Ferretti, Alessandro Verona, Luigi Albertini, Nicola Manenti e Raffaella Pellini.

Nel mirino, il protocollo d’intesa «per lo sportello rivolto agli amministratori di sostegno» che tra i sottoscrittori vede - oltre al presidente del Tribunale, Francesco Maria Caruso - anche “Dar Voce”, la Provincia, i Comuni di Reggio e Scandiano, e l’Ausl. Ebbene, nel documento si legge che «il Tribunale prende atto dell’esistenza di prassi che consentono la presentazione del ricorso anche in assenza di assistenza legale, che in certi casi limita e appesantisce l’accesso all’istituto». Ora, a parte il fatto che «trattasi di espressione lesiva dell’onore dell’avvocatura», secondo Corsi, i «certi casi» in questione non si capiscono «quali siano. Abbiamo chiesto un’abiura che non c’è stata». Nel mirino vanno ad aggiungersi: l’accesso alla cancelleria civile (aperta due mattine a settimana anziché dal lunedì al giovedì come già chiesto a Caruso il 27 ottobre) che rappresenta «il primo dei modi di affrontare un disservizio avvertito come stridente dall’utenza», e la proposta di reimpiego (in tribunale) dei giovani praticanti. No - sostengono gli avvocati - all’accesso ai fascicoli da parte di chi comunque può far parte di uno studio legale piuttosto che un altro («è una fessura per cui il gioco non vale la candela»), sì invece a uno scambio tra Ordini limitrofi. E cioè Modena, Reggio e Parma. Ma soprattutto su Parma, Corsi ci crede poco in virtù «di quell’individualismo francese e aristocratico per cui, con la loro smorfia, non condivideranno alcunché con noi». (mi.sc.)

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