E l’Orchestra Giovanile celebra la nostra bandiera

I musicisti del Peri all’Ariosto hanno chiuso i festeggiamenti reggiani Generoso il piglio con cui hanno suonato l’Inno di Mameli, applausi calorosi

REGGIO

Dopo qualche secondo di buio, si è aperto il sipario ed ecco apparire l’intera Orchestra Giovanile dell’istituto Peri-Merulo, già schierata. Un bel colpo d’occhio osservare quei volti giovanissimi e concentrati dei musicisti ai quali l’intero teatro Ariosto gremito in ogni ordine di posti, ha tributato un caloroso applauso. Non appena è arrivato sul podio il direttore Gabrielangela Spaggiari, hanno attaccato l’Inno di Mameli. Era un dovere, dato il significato istituzionale del concerto proposto a conclusione della giornata dedicata alle celebrazioni del tricolore. Lo hanno suonato con generoso piglio scaturito dall’introduzione fatta di ardite sonorità combinate attraverso un efficace gioco timbrico delle percussioni e dei fiati. Un’oretta di musica hanno offerto i musicisti, dando prova di saper affrontare stili e generi diversificati: un aspetto questo sacrosanto per un progetto, quello legato appunto all’orchestra, che vuole essere prima di tutto formativo. Tuttavia, dopo diverse significative prove pubbliche da un anno a questo parte, il gruppo è cresciuto vistosamente anche sul piano artistico affermandosi oramai anche come una importante realtà, capace di diventare protagonista di importanti avvenimenti che coinvolgono tutta la città. Inoltre il “concerto del Tricolore” ha dato concretezza ad un’impressione fondata dietro alla quale ci sta la consapevolezza che il lavoro portato avanti con abnegazione dalla Spaggiari, per continuità e contenuti è il primo che la nostra scuola musicale, in quarant’anni di storia porta avanti con una convinzione condivisa. I primi quattro pezzi sono stati presentati da un’orchestra allargata che comprendeva oltre ai ragazzi dai 12 ai 18 anni (gruppo A) anche alcuni giovanissimi del gruppo B che va dagli 11 ai 14. Un festoso brano della tradizione gallese ha introdotto la struggente “Lascia ch’io pianga”, versione strumentale della magnifica aria di Almirena dal Rinaldo di Haendel affrontata con compunta mestizia. Un altro pezzo inglese ha invece introdotto lo scatenato Chamambo la cui partitura costituisce un omaggio ricevuto dagli amici dell’orchestra venezuelana. Qui i volti di molti ragazzi hanno mostrato anche bellissimi sorrisi, i versatili violoncelli di Samuele Riva e Gabriele Masini volteggiavano su se stessi, le percussioni dello scatenato Gabriele Genta e degli altri colleghi, punteggiavano un ritmo accattivante ed energetico. Pochi minuti d'intervallo per ridisegnare l’orchestra per i due “classici”: la Ritirata di Madrid di Berio ed il Preludio dell'Attila di Verdi. Proprio in queste musiche particolarmente impegnative, si è avuta la misura della preparazione dell’orchestra apparsa sorprendentemente matura: azzeccate le dinamiche messe in campo dalle diverse sezioni nel brano di Berio, coinvolgente in Verdi il gioco delle tensioni tratteggiato dagli archi guidati dalla “spalla” Martina Ferrari insieme al “concertino” Sofia Bertolini.

Giulia Bassi

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