Don Pasquino, martire della Resistenza

Villa Minozzo: domani si ricorda il partigiano “Albertario” fucilato per rappresaglia dai fascisti insieme all’anarchico Enrico Zambonini e altri sette perseguitati

VILLA MINOZZO Una medaglia d’oro al valor militare concessa alla memoria. E’ il riconoscimento che la novella Repubblica italiana concesse a don Pasquino Borghi, il sacerdote e partigiano, prima torturato e poi fucilato per rappresaglia dai fascisti il 30 gennaio 1944 nel poligono di Reggio insieme ad altri otto antifascisti rastrellati in paesi del Reggiano. Domani, domenica, a Villa Minozzo si celebra quella tragica vicenda di 68 anni fa.

LA CERIMONIA. Domenica il ritrovo è fissato alle 10.15 sul sagrato della chiesa, dove sarà celebrata la messa officiata dal parroco don Alberto Nava. Alle 11.15 il primo cittadino Luigi Fiocchi saluterà i partecipanti, poi Cristina Carbognani, presidente della Confapi reggiana terrà l'orazione ufficiale della commemorazione. La rievocazione della figura di don Borghi , vedrà impegnati gli studenti della scuola media Galileo Galilei. La cerimonia si concluderà con un omaggio floreale al cippo dell’eroico sacerdote. Accompagnamento musicale della banda paesana.

 

LA STORIA DEL SACERDOTE. Pasquino Borghi nacque a Bibbiano nel 1903 in una famiglia di mezzadri. Entrò nel seminario di Marola a 12 anni e proseguì gli studi nel liceo del seminario di Albinea. Tra il 1923 e il 1924 prestò servizio militare, e alla fine della leva senti la vocazione di diventare missionario, scegliendo di entrare nell'istituto Benedetto XV di Venegono Superiore (Va) della congregazione religiosa comboniana. Nel 1929 pronunciò i voti perpetui e venne ordinato sacerdote, nel 1930 partì per la missione comboniana nel Sudan anglo-egiziano. Rientrato per motivi di salute, nel 1938 entrò nella Certosa di Farneta (Lucca), dove prese i voti di certosino. Nel 1939 tornò alla vita sacerdotale per aiutare la madre, vedova e in povertà. Curato a Canolo di Correggio, fu nominato parroco di Tapignola nell’agosto 1943.

NELLA RESISTENZA. Dopo l'8 settembre ’43 iniziò ad accogliere nelal sua parrocchia i militari sbandati e sostenne la prima banda partigiana italiana, quella dei fratelli Cervi. Partigiano lui stesso col nome di "Albertario", collaborò attivamente con don Domenico “Carlo” Orlandini organizzatore ad alcune formazioni delle Fiamme Verdi. Don Angelo Cocconcelli, anch’esso prete resistente, scrisse di lui: «Non rinnegò mai la sua origine e si trovò sempre bene tra i poveri e la gente semplice del lavoro».Incontrò più volte anche i del Cln reggiano, per chiedere aiuti e sostegni per i partigiani che egli nascondeva nella canonica. Essi lo informarono che da Villa Minozzo erano pervenute a suo carico accuse gravi, ma questo non bastò a fermare il suo impegno nella lotta partigiana .

ATTACCO A TAPIGNOLA. Il 21 gennaio 1944 militi della Gnr attaccano la chiesa di Tapignola dove sono nascosti dei partigiani. C’è uno scontro a fuoco e i fascisti si ritirano. A Villa Minozzo arrestano don Borghi mentre stava tenendo la predica. Un milite lo schiaffeggia,mentre una maestra in segno di spregio gli sputa sul viso.

SEVIZIATO. Da Villa Minozzo il sacerdote, sottoposto a sevizie e torturato, viene portato a Scandiano e da qui al carcere dei Servi di Reggio. L’uccisione del capo squadra della Gnr Angelo Ferretti, comandante del presidio di Rio Saliceto, avvenuta il 28 gennaio 1944, è il pretesto per i gerarchi fascisti per ricorrere alla rappresaglia. Due giorni dopo, per ordine del tribunale speciale, don Pasquino e altri otto antifascisti (Enrico Zambonini, Ferruccio Battini, Enrico Menozzi, Contardo Trentini, Romeo Benassi, Umberto Dodi, Dario Gaiti e Destino Giovannetti) vengono condotti all’alba nel poligono di Reggio e fucilati.