Don Pasquino Borghi un modello di coerenza

di Simone Zobbi

Villa MInozzo, la commemorazione del parroco di Tapignola fucilato dai nazisti «Uno stile di vita che lo portò a sacrificare la sua vita per la libertà e la sua gente»

VILLA MINOZZOSono molte le persone che ieri mattina hanno partecipato nella piccola frazione di Tapignola alla commorazione del 68esimo anniversario della fucilazione di don Pasquino Borghi: il sacerdote partigiano in servizio nella parrocchia di Tapignola che fu fucilato senza processo il 30 gennaio 1944 nel poligono di Reggio Emilia, assieme ad altri otto antifascisti, tra cui l'anarchico Enrico Zambonini.

La rievocazione è iniziata attorno alle 10.30, con la deposizione di una corona commemorativa davanti al cippo di don Borghi, alla presenza delle autorità civili e militari convenute. A seguire è stata celebrata la messa, officiata dal parroco di Villa Minozzo don Alberto Nava, il quale durante l’omelia ha collegato la figura di don Borghi con il vangelo del giorno, nel quale si parlava del metodo d’insegnamento di Gesù, ricordando come «la vita di don Pasquino è stata una vita spesa con autorità, in nome dell’insegnamento che Gesù ci ha dato, e l’autorità di questo parroco era rappresentata dalla grande coerenza che aveva quando trasformava le parole che diceva in gesti concreti, che ripeteva ogni giorno con costanza. Questo stile lo portò poi a sacrificare la sua vita per la libertà, e per accogliere la povera gente».

In seguito si sono susseguiti vari discorsi, tra cui quello del primo cittadino di Villa Minozzo Luigi Fiocchi, il quale ha tenuto il consueto discorso di benvenuto. L’orazione ufficiale invece è stata affidata a Cristina Carbognani, presidente della Confapi Pmi di Reggio, la quale ha allacciato la figura del sacerdote partigiano con fatti di stretta attualità, ricordando anche alcuni frammenti interessanti della vita del sacerdote reggiano, medaglia d’oro al valor militare. Infine, gli studenti della scuola media Galileo Galilei hanno ricordato la figura di don Borghi e dell’anarchico Enrico Zambonini, che nei mesi scorsi avevano approfondito con i loro professori durante le ore di lezione, e hanno concluso la commemorazione cantando “I ribelli della montagna” dei Modena City Ramblers.