L’80% degli imprenditori: «Crisi, politici incapaci»

E’ il risultato di una ricerca commissionata a Ipsos dalla Cna reggiana Nell’agenda ideale degli intervistati al primo posto ci sono i temi fiscali

REGGIO. «Insufficiente o nulla». È con queste parole che l’80% degli intervistati da Ipsos per conto di Cna descrive l’attenzione che la politica ha riserbato al mondo produttivo. La ricerca sulla crisi, intitolata “La crisi vista dalle imprese, ecco quello che serve per ripartire”, ha rivelato la volontà di cambiare rotta e il desiderio che l’imprenditoria torni ai primi posti dell’agenda della politica. Secondo le centinaia di piccole e medie imprese intervistate «bisogna aumentare la consapevolezza del valore economico e sociale dell’impresa».

La perdurante situazione di difficoltà, infatti, a detta evidenzia ancora di più la notevole distanza fra imprese e classe dirigente. Secondo gli intervistati ciò sarebbe dovuto soprattutto all’incapacità e alla scarsa preparazione (86%) della classe dirigente del Paese, alimentato anche da un certo disinteresse generale degli Italiani all’economia (7%). Alcuni fanno risalire tale olimpico distacco sia alla passata presenza dello Stato dell’economia, che non ha abituato i politici all’idea di gestire un’economia decentrata, sia ad una certa incapacità o poco interesse del mondo imprenditoriale nel comunicare le proprie esigenze.

Se le aziende, gli artigiani ed i lavoratori autonomi potessero dettare l’agenda ideale della politica, al primo posto troveremmo nettamente i temi fiscali: soprattutto riduzione delle imposte ma anche contrasto all’evasione (specie per gli autonomi. Al secondo posto troveremmo il credito (soprattutto per autonomi che lo hanno come priorità), quindi il sostegno alle imprese (per industria e Pmi). Le Pmi punterebbero maggiormente sulla apertura del mercato del lavoro. E nello specifico quali gli interventi più attesi? Riguardo il fisco meno tasse e lotta all’evasione, per il credito favorire le relazioni con le banche e procedere allo smobilizzo dei crediti verso la Pubblica amminitrazione, per il lavoro, ridurre il cuneo fiscale (ancora le tasse) e poi renderlo più flessibile, per quanto riguarda il sostegno alle imprese in primis finanziare ricerca e innovazione, e favorire l’export.

Questi interventi sono necessari in quanto la crisi fa ancora molta paura: la maggior parte delle imprese intervistate pensa che tale crisi non abbia ancora raggiunto il suo apice e che il peggio debba ancora arrivare. Il 58% infatti dichiara che la situazione economica e competitiva della sua attività a livello di fatturato e ordini è peggiorata rispetto a 12 mesi fa senza prevedere un’inversione di tendenza.

Nonostante il quadro fortemente negativo, con il 48% degli intervistati pessimista sul futuro, un dato positivo c’è e riguarda le chiusure. Attualmente solo il 3% ritiene molto probabile il rischio chiusura e un altro 8% lo ritiene probabile.