Falso legale circuisce un operaio

di Tiziano Soresina

Si fa prestare 163mila euro e rifila 4 assegni protestati. La difesa: «L’ha reso partecipe di un affare»

REGGIO.

Per alcuni mesi si frequentano e diventano amici: il più vecchio dei due dice di essere un avvocato con un grande affare in arrivo, l’altro è un operaio di 51 anni che vive solo in città da quando è morta la madre.

Un professionista con una gran parlantina e un uomo semplice che convive da tempo con un disturbo psichico. Agli occhi dell’operaio l’amico ha tutto per essere un legale affermato: una macchina di lusso (una Jaguar), un elevato tenore di vita, una bella moglie rumena.

Ad un certo punto l’avvocato chiede all’amico un grosso favore, cioè di consegnargli una serie di assegni in bianco firmati che poi avrebbe girato a “certi industriali” che conosceva, assicurandogli che in cambio avrebbe dato all’operaio degli assegni a lui intestati da depositare in banca.

Una strana richiesta che però non insospettisce l’operaio, visto che l’amico avvocato in quei mesi si è dimostrato premuroso nei suoi confronti, promettendo di donargli una parte del ricavato da un affare milionario relativo alla vendita di un terreno, oltre ad intestargli una macchina.

L’operaio senza fiatare consegna 9 assegni in bianco, che l’amico incassa per complessivi 163mila euro, consegnando come da accordi 4 assegni che il 51enne, in tutta serenità, deposita sul suo conto corrente bancario.

Ma in pochi giorni la situazione precipita: la banca telefona all’operaio, facendogli presente che i 4 assegni sono protestati e visto quanto accaduto vogliono chiudergli il conto. Il 51enne telefona all’amico ricevendo solo promesse.

Un’autentica “botta” per l’operaio che, con l’aiuto del fratello, cerca di ricostruire il tutto.

Siamo nel maggio 2009 e quasi un anno dopo sporge denuncia facendo scattare le indagini dei carabinieri coordinati dal pm Isabella Chiesi.

Gli accertamenti dicono che siamo di fronte a un’ingenuità pagata a caro prezzo: l’amico si rivela un falso avvocato come pure fasullo è l’affare che doveva concludere, sono invece veri i 163mila euro spillati all’operaio che se ne sono già “volati” via, i 4 assegni ricevuti in cambio sono solo carta straccia.

L’inchiesta individua il 38enne Antonello Di Carlo – nato a Palermo ma residente a Reggio – come il falso avvocato e l’accusa di circonvenzione d’incapace: una vicenda giudiziaria che presto approderà in tribunale.

Ma Di Carlo – che è difeso dall’avvocato Mattia Fontanesi – replica decisamente alla ricostruzione degli inquirenti, negando d’aver circuito l’amico. Dice che ha solo reso partecipe l’amico di un affare immobiliare chiedendogli quel prestito in assegni (i citati 163mila euro), con l’intenzione di restituire i soldi in breve tempo.

Nega anche di essersi spacciato per avvocato – fra l’altro Di Carlo è laureato in giurisprudenza – smentendo anche su altri “passaggi” della storia le parole dell’amico e i risultati dell’inchiesta.

Insomma, un processo per circonvenzione d’incapace che s’annuncia a dir poco combattuto.

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