A Reggio sono sei gli “abogados”

di Tiziano Soresina

Ma dopo l’abilitazione in Spagna, solo due hanno ottenuto l’iscrizione all’albo

REGGIO.

Negli ultimi due anni sono sei i reggiani divenuti “abogados” in Spagna e poi rientrati in Italia per esercitare la professione, chiedendo l’iscrizione all’Ordine degli avvocati di Reggio. Ma solo due hanno ottenuto l’iscrizione all’albo, superando l’esame di fronte al consiglio dell’Ordine, dimostrando di avere superato – in terra iberica – non solo il test d’abilitazione ma anche d’aver effettivamente maturato un’esperienza professionale, collaborando con studi legali spagnoli. E gli altri quattro “abogados”? Tre non hanno superato l’esame collegiale, mentre il quarto ha rinunciato al “passaggio” davanti al consiglio dell’Ordine. Da tempo questa sempre più diffusa scelta di “emigrare” in Spagna (sono migliaia di giovani laureati in giurisprudenza italiani che hanno intrapreso la strada spagnola, con il record di 3mila nel 2009) ha creato polemiche fra gli avvocati, ritenendola una vera e propria “violazione della concorrenza a danno dei cittadini italiani che, per diventare avvocato, accedono a un percorso articolato e sostengono un esame di abilitazione”.

Polemiche ora sfociate in una decisa “mossa” del Consiglio nazionale forense (Cnf) che ha presentato ricorso alla Corte di giustizia dell’Unione europea per chiedere se gli Ordini locali siano veramente obbligati a iscrivere automaticamente gli “abogados” rientrati in Italia. «Sinora abbiamo fatto nostro – spiega Romano Corsi, presidente dell’Ordine degli avvocati di Reggio – l’orientamento interpretativo del Cnf che ha adottato delle regole rigide per evitare degli accessi frettolosi all’esercizio della professione. Ora vediamo con favore l’ulteriore presa di posizione del Cnf che chiede un pronunciamento autorevole a salvaguardia dei principi fondamentali della professione forense».

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