Imprenditore terremotato si incatena alla Regione

di Evaristo Sparvieri

Clamorosa protesta di un imprenditore modenese che ha riavviato la sua attività a Castellarano dopo il terremoto. «I signori della politica non risolvono nulla»

CASTELLARANO (Reggio Emilia)

Per convincerlo a liberarsi è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine, munite di un tronchese. Le chiavi dei lucchetti le aveva infatti gettate in autostrada, mentre si recava davanti ai palazzi della Regione Emilia Romagna. Seduto su un muretto, incatenato al collo per oltre sei ore sull’asta che sorregge la bandiera italiana, in attesa di risposte dalle istituzioni. E con una richiesta: «Voglio parlare con Enrico Letta». È la forma di protesta scelta da Iorio Grulli, 62enne titolare della Manifattura Modenese di Novi, azienda attiva nel settore della passamanerie per l’alta moda e ridotta in macerie nella terribile scossa del 29 maggio del 2012: due capannoni di oltre 3.500 metri distrutti, così come 130 macchinari al servizio di clienti come Benetton e Max Mara, con l’aggiunta del dramma familiare di una moglie rimasta in coma per mesi sotto le macerie causate dal crollo. Un dramma, quest’ultimo, che ha vissuto un lieto fine lo scorso 26 maggio, quando Iorio Grulli ha risposato di nuovo sua moglie Anna in una cerimonia dall’alto valore simbolico. Un nuovo inizio in una nuova difficile sfida: ricostruire la sua azienda. Ed è per questo che dopo il sisma Grulli ha deciso di trasferire quel che resta della propria attività a Castellarano, in uno stabilimento fornitogli a titolo gratuito dal cognato, in attesa che i suoi capannoni venissero dissequestrati dalla procura di Modena: un paio di operai a fronte dei dieci che aveva alle dipendenze prima del sisma e cinque macchinari salvati, con un fatturato sceso dell’80%.

«La decisione di incatenarmi l’ho maturata da tempo – racconta – I signori della politica non risolvono nulla. Penso che tutti gli emiliani che hanno avuto danni dovrebbero fare lo stesso». Non è la prima volta che Grulli mette in scena forme di protesta eclatanti. E già a novembre 2012 aveva trascorso un’intera nottata sul tetto del suo capannone per lamentare lo stato di abbandono in cui ritiene siano lasciati gli imprenditori, di fronte a una burocrazia considerata eccessiva. Le stesse motivazioni che lo hanno spinto a incatenarsi ieri, dalle 9 alle 15.30, davanti alla sede della Regione, liberato soltanto dopo una lunga trattativa – alla presenza delle forze di polizia, di un tecnico della Regione e dell’assessore alle Attività Produttive, Giancarlo Muzzarelli – che ha vissuto momenti di tensione e toni anche molto accesi. «Ho avuto danni per 5,5 milioni di euro. Ho perso più di cento macchine. Sono un artigiano, voglio restare qui, ma voglio la possibilità di non lavorare con le banche, perché sono capaci di succhiarmi anche le suole delle scarpe».

Nell’ottobre 2012, la Manifattura Modenese ha ottenuto un risarcimento da parte dell’assicurazione pari a 1,8 milioni di euro, di cui circa un milione per i danni dei capannoni e 800mila per i macchinari. E ora è proprio questo risarcimento una delle cause della protesta, il cui utilizzo sarebbe in parte vincolato all’approvazione della pratica per la ricostruzione. «A fronte di una copertura totale di 3,5 milioni – aggiunge Grulli – noi scegliemmo di prendere subito il denaro, e ricevemmo un premio di 1,8 milioni. Tutto per non perdere i clienti e le commesse. Ma adesso ho bisogno di liquidità. Non posso vincolare quei soldi alla Regione. Ho già speso circa 200mila euro per le pratiche e finora non ho ricevuto nemmeno un badile per tirare fuori i macchinari dalle macerie». Nel mirino della protesta anche il pagamento dell’Iva sui lavori di ricostruzione, che a differenza di quel che accade per le abitazioni, in virtù della particolare fiscalità aziendale è a carico delle aziende stesse. «Alla fine della ricostruzione, mi troverei a pagare 1,2 milioni di Iva, a tappe di ogni avanzamento dei lavori. Dove prendo i soldi? Rispetto all’Aquila, dove c’è stata l’esenzione, siamo considerati di serie B. E io non ci sto».

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