A 85 anni è morto don Braglia

Si è spento ieri nella sua comunità “La Collina” dopo avere dedicato la vita agli ultimi

Si è spento ieri, all’età di 85 anni, don Renzo Braglia, il sacerdote reggiano - ma, prima ancora, l’uomo - che ha speso l’intera esistenza a favore degli emarginati. Dalla creazione del “Gruppo Laico Missionario” alle missioni in Brasile alla realizzazione della cooperativa agricola “La Collina” e della sua Comunità di recupero per tossicodipendenti, al continuo impegno nel sociale, fino agli ultimi anni. Quelli segnati dalla malattia, che, pur avendogli sottratto memoria e vigore, non ha scalfito i “semi” e i “ponti” da lui gettati nell’arco di oltre mezzo secolo.

Renzo, chiamato da tutti “Lorenzo”, nasce il 5 ottobre del 1928 a Calerno. Ordinato sacerdote nel ‘55, il suo percorso ecclesiastico, dapprima, lo porta a San Polo, a Roteglia e a Massenzatico, poi, come parroco, a Massa di Toano e, in qualità di aiuto parroco, nella chiesa di San Giuseppe, in città. Nel 1958 fonda il Glm, «convinto - come raccontano quanti lo hanno accompagnato fino al suo ultimo respiro - che ci dovesse essere un posto nella Chiesa per tutto il popolo di Dio, in particolare per i laici».

Iniziano così i primi viaggi in Brasile di don Braglia e del suo Gruppo, volti principalmente all’aiuto dei ragazzi di strada. Un’esperienza che, con il tempo, fa assumere al Glm una dimensione diocesana e che radica al suo interno l’impegno sociale a favore degli esclusi. Rientrato a Reggio, don Lorenzo e alcune famiglie del Glm danno il via, nel 1974, all’esperienza di tipo comunitario che, l’anno successivo, a Codemondo, diventerà “La Collina”, cooperativa agricola che da ormai 40 anni offre accoglienza agli ultimi e che, di fatto, è stata la prima Comunità terapeutica reggiana. “La Collina”, tuttavia, non è l’unica cooperativa fondata da don Lorenzo: nel 1980 è seguita “La Quercia” di Borzano di Canossa e, nel 1985, “La Vigna”. La prima pensata per accogliere i ragazzi nella fase iniziale del percorso terapeutico e la seconda per l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate.

Nel 1978, poi, il Glm crea a Reggio la casa di accoglienza “Oasi” per immigrati dal Sud Italia e, nel 1986, la sezione reggiana dell’“Associazione di famiglie adottive e affidatarie”. Sempre in quegli anni, il Glm dà vita, in collaborazione con altre realtà, a numerose edizioni dei “Seminari della Pace”. L’attenzione agli emarginati, poi, conduce all’apertura della casa alloggio per l’accoglienza dei malati di Aids (1996), alla nascita della “Villetta Svizzera” e al gruppo di auto-aiuto, finalizzato alla lotta verso i pregiudizi nei confronti dei sieropositivi, “Al di là del muro”. Infine, ultimo progetto voluto da don Lorenzo e dal suo Gruppo, è quello che ha previsto la creazione, anche nella nostra città, dello sportello dell’associazione “Avvocato di strada” (2007).

Sono in tanti oggi a ricordarlo con affetto e ammirazione, a partire fa Riccardo faietti, portavoce del Forum Terzo Settore. « La fondazione della Comunità e della Cooperativa La Collina - ricorda Faietti - l’impegno per gli ultimi, l’amore per il Brasile, la capacità di stare vicino a tutte le sofferenze senza mai diventare compassionevole, sono solo alcune delle azioni e degli insegnamenti che Don Lorenzo è stato capace di trasmettere in questi anni a chi lo ha conosciuto e a me con loro. Riconoscimento e stima per il suo impegno e per quello delle persone che assieme a don Lorenzo hanno portato avanti questi progetti e fatto sì che siano arrivate a Reggio, in tutti questi anni, personalità da tutta Italia e che ha portato La Collina ad essere un punto di riferimento per la nostra città. Un pezzo fondamentale di quel welfare laico e cattolico che ha segnato la forza del nostro territorio e ne ha rafforzato i valori fondanti del mutuo aiuto».

Il sindaco vicario Ugo Ferrari parla di don Braglia come di «un uomo giusto, che ha speso tutta la sua vita per gli altri, senza risparmiarsi. E' stato testimone di un autentico spirito missionario, cioè di costante apertura e incontro con la grande comunità degli ultimi, con tutte le persone e prima di tutto con quelle più povere, più fragili ed emarginate, coinvolgendo in questa sua esperienza laici e cattolici, generando un frutto di dialogo e solidarietà, da cui la nostra città ha tratto e trae un giovamento e un insegnamento importanti». «Don Braglia - conclude Ferrari - ci lascia un'eredità ricca: il segno inconfondibile del suo spirito di carità, di altruismo e di fiducia nella possibilità della persona di rinascere e di ricostruire con dignità la propria esistenza, in qualsiasi condizione essa viva».

Il funerale di don Braglia, per il quale è attesa la presenza di don Luigi Ciotti, si svolgerà sabato con partenza alle 9.30 dalla cooperativa “La Collina” per la chiesa di San Giuseppe, in via Fratelli Rosselli a Reggio.

Lucia Cuccurese