il processo

L’inquilina accusa i proprietari: «Mi hanno svuotato la mansarda»

di Tiziano Soresina

Cavriago: sotto processo due coniugi che avrebbero impedito il completamento del trasloco. Oltre cento i beni, dai mobili agli addobbi natalizi e persino le ciabatte. Marito e moglie negano

CAVRIAGO. Da un paio di ciabatte agli addobbi natalizi, da pacchi di pasta a servizi di piatti, ma anche un armadio, una scrivania, una libreria, un paiolo di rame, due scatoloni contenenti le dichiarazioni dei redditi degli ultimi vent’anni, persino le foto di parenti deceduti...

E’ un lungo elenco – per tanti versi anche paradossale – di oltre cento fra oggetti e mobili che una donna reclama come propri e che una coppia (Uber Cilloni e Vanna Cepelli) non le avrebbe restituito. Una vicenda che lascia sbigottiti , emersa in tribunale a Reggio, in cui i coniugi – difesi dal legale Gianlcua Tirelli – sono sotto processo per appropriazione indebita. Come emerso in udienza, questa strana vicenda prende le mosse da una mansarda – in via Quercioli 3, a Cavriago – data in affitto alla donna ora costituitasi parte civile tramite l’avvocato Paolo Fioroni.

Nel settembre 2010 cessa il rapporto di locazione e l’ormai ex affittuaria si trasferisce a Trieste e fa un primo trasloco, con l’accordo di tornare il 23 di ottobre per completare il trasferimento delle proprie cose. Invece il 23 ottobre di cinque anni fa la coppia – secondo la donna e il pm Stefania Pigozzi – non avrebbe permesso il completamento del trasloco, appropriandosi di quanto era rimasto nella mansarda. Vero, falso?

Il processo sta cercando di chiarire il tutto, mentre è certo che i due “fronti” in causa siano a dir poco ai ferri corti, visto che c’è aperto anche un versante civilistico e la parte lesa, dopo aver ottenuto il sequestro di quella sfilza di cose, le sono state pure riconsegnate. Le foto di alcuni arredi sono state “intercettate” dagli investigatori sui profili facebook della Cepelli e di suo figlio. Arredi messi in altre parti della casa di via Quercioli (dove c’è anche la mansarda che era stata affittata).

Ieri Vanna Cepelli, respingendo le accuse, ha specificato che il trasloco non era stato completato quel 23 ottobre perché erano in atto dei lavori di muratura e non si poteva entrare dal portone. Un paio di amiche della coppia ha poi riconosciuto, in aula, attraverso le foto dei beni (la scrivania, degli oggetti da bagno) al centro del processo, ritenendoli però di proprietà della famiglia (in particolare la scrivania comprata in un mercatino nel Parmense).

Davanti a queste testimonianze l’avvocato di parte civile Fioroni ha sollevato puntigliosamente tutta una serie di dubbi. Se ne saprà di più a metà luglio, quando il giudice Silvia Semprimi emetterà la sentenza.