Don Matteo, l’astrofisico che ha trovato Dio

di Jacopo Della Porta

Dopo la laurea, è entrato in seminario. Ieri è diventato sacerdote in cattedrale: «Guardando l’universo si può cogliere la grandezza e la gloria della Creazione»

REGGIO EMILIA. Il suo percorso di fede è iniziato nella vita della parrocchia del Buon Pastore e si è rafforzato nello studio della fisica e della cosmologia. Addentrandosi nei misteri della nascita dell’universo, don Matteo Galaverni, ordinato ieri sacerdote in cattedrale a Reggio dal vescovo Massimo Camisasca insieme ad altri tre, ha abbracciato con ancora più convinzione la fede in Dio. Per il 34enne reggiano, che dopo la laurea in fisica a Ferrara ha conseguito nel 2009 un dottorato con una tesi sulla luce primordiale del Big Bang, scienza e fede non si escludono a vicenda.

«Sono due modi diversi di guardare la realtà, che vanno tenuti distinti, ma che non sono in contrapposizione. Anzi, guardando l’universo da un punto di vista scientifico possiamo cogliere degli aspetti di Dio che non potremmo cogliere diversamente. Nell’universo il Creatore manifesta la sua gloria e la sua grandezza. La scienza può dunque aiutare il cammino di fede, anche se i due piani restano distinti».

Per secoli il rapporto tra chiesa e mondo scientifico è stato travagliato e la fisica e l’astronomia non fanno eccezione, come dimostra il caso di Galileo. Grandi pensatori hanno avuto idee molto differenti in materia di religione, come dimostra il fatto che Isaac Newton fosse un fervente credente, mentre ai nostri giorni l’astrofisico Stephen Hawking ha detto che non c’è bisogno di un Creatore per spiegare la nascita dell’universo.

Una pluralità di punti di vista che non stupisce don Matteo. «Tra gli studiosi che ho incontrato alcuni avevano un vita religiosa ed altri no. Le teorie scientifiche spiegano le cose fino ad un certo punto, ma poi c’è un margine d’incertezza e così non si può escludere la fede. Nel mio cammino sono stato aiutato da alcuni sacerdoti, come quelli della Specola Vaticana, persone che coniugano la fede alla ricerca scientifica. L’errore spesso è quello di assolutizzare un solo aspetto. In passato magari si assolutizzava la fede e successivamente la scienza. Dobbiamo invece rispettare la peculiarità di ognuna e farle dialogare».

I talenti delle persone che prendono i voti, soprattutto quando si tratta di attitudini non proprio comuni, sono sempre una risorsa per la chiesa. E don Matteo come metterà a frutto i suoi? «Deciderà il vescovo per me. Farò il mio servizio pastorale nelle parrocchie, che sono una dimensione importante nel percorso sacerdotale. Poi mi piacerebbe mantenermi aggiornato su quello che ho studiato. Ma si vedrà».

In cattedrale sono stati ordinati anche Armando Caramaschi, 41enne della parrocchia di Santa Maria Assunta in Reggiolo, che ha lavorato in diverse aziende come dirigente, il 29enne Domenico Reverberi, che proviene dalla parrocchia di Sant’Eulalia a Sant’Ilario ed è un bravo giocatore di basket e l’iraniano 29enne Armin Eshaghpoor Goktape, musicista che arriva da Teheran. Nella stessa messa sono stati ordinati diaconi Giancarlo Minotta, della parrocchia di San Giorgio Martire in Rio Saliceto e Andrea Volta, della parrocchia di Reggiolo.