IL PROCESSO

Ferì l’agente a Casa Pound, condannato un affiliato ai Carc

di Tiziano Soresina

Dieci mesi al 27enne affiliato ai Carc che investì con l’auto in fuga un poliziotto Multati gli altri due compagni per aver imbrattato la sede di via Montefiorino

REGGIO EMILIA. La sede di Casa Pound imbrattata da tre persone (incappucciate) non a caso la notte del 28 aprile 2009 con la frase “28 aprile, oggi come ieri” per alludere alla fucilazione di Benito Mussolini e alla fine del fascismo, l’arrivo della Digos e un agente che viene investito da chi – salito velocemente in auto – non si vuol far prendere, il poliziotto che reagisce e spara ad un pneumatico della macchina, di fatto bloccandola.

Una vicenda che suscitò non poco allarme e questa è la ricostruzione emersa dal processo chiusosi – a sei anni dai fatti – con la sentenza emessa dal giudice Dario De Luca nei riguardi di tre giovani dell’ultrasinistra. Per lesioni aggravate (perché nei confronti di un pubblico ufficiale in servizio) è stato condannato a 10 mesi di reclusione (pena sospesa) il 27enne Mattia Cavatorti (difeso dal legale bolognese Mario Marcuz). Per il giudice è provato che fosse alla guida della macchina che investì il poliziotto. Cavatorti è un nome noto negli ambienti “antagonisti”: appartenente ai Carc (Comitati d’appoggio alla resistenza per il comunismo), era nel 2009 candidato sindaco per la lista comunista per il blocco popolare. Per il reato di imbrattamento sono stati invece condannati ad una multa di 100 euro i 26enni Mirco Graziosi (difeso dall’avvocato Vainer Burani) e Davide Ferrari (assistito dall’avvocatessa parmigiana Letizia Tonoletti). Sia Graziosi che Ferrari (pure loro aderenti ai Carc) sono stati ritenuti estranei al ferimento del poliziotto. Infine per tutti e tre gli imputati è caduta – per prescrizione – l’accusa di travisamento (avevano nascosto i loro volti con i cappucci delle felpe). Il pm Valentina Salvi aveva chiesto una triplice condanna ad un anno di reclusione per i tre “antagonisti”.

Il processo è stato seguito con attenzione dalla Digos, in specie del dirigente Lucio Di Cicco che quella notte procedette all’identificazione dei tre giovani “pescati” in via Montefiorino, nei pressi della sede di Casa Pound e dell’annessa libreria intitolata a Gabriele D’Annunzio. Dopo averli bloccati, erano state pure perquisite le loro abitazioni, da cui era spuntato solo del materiale di propaganda. La data del fatto non era stata casuale: ricorreva il 64esimo anniversario della fucilazione di Benito Mussolini, che i partigiani avevano catturato a Dongo, il 27 aprile del 1945, mentre cercava di fuggire travestito da soldato tedesco. Quella notte i tre giovani “antagonisti” avevano deciso di lasciare delle scritte davanti alla sede di coloro che si autodefiniscono “fascisti del terzo millennio. Ma arrivò una pattuglia della Digos, in perlustrazione per sorvegliare quelli che vengono definiti obiettivi sensibili.