il caso

La diocesi vende a sorpresa Villa Ferretti e l’erede si appella al vescovo

di Tiziano Soresina

L’albergo sul lago di Garda fu donato trent’anni fa dal cavalier Ferretti alla parrocchia di Guastalla

GUASTALLA. Per la gente della Bassa, specie quella legata alle parrocchie, Villa Ferretti era da trent’anni il luogo del cuore, perché davvero in tanti – e soprattutto di ogni età, arrivando sino agli anziani – hanno trascorso un periodo di riflessione religiosa o di semplice relax vacanziero in quella bella struttura a Moniga (Brescia), in riva al Lago di Garda.

Usiamo l’imperfetto perché le cose sono ora drasticamente cambiate: quell’albergo con piscina e parco che ti accompagna sino al lago – nel 1985 donato dal cavalier Aldo Battista Ferretti alla parrocchia del Duomo di Guastalla – è stato venduto dall’ente ecclesiastico.

Cessione inaspettata di una struttura che, negli anni, ha certamente dato seguito agli intenti del benefattore guastallese che, nel 1985, rimasto solo dopo la morte della moglie Isma Ruina, aveva fatto una serie di ricerche per trovare il luogo adatto da donare alla parrocchia del Duomo (“ per i suoi fini pastorali e di culto cattolico-romano e per l’educazione e l’assistenza religiosa, morale e civica”) affinché fosse adibito “all’alloggio temporaneo e periodico di famiglie, di giovani e di anziani”. Una decisione, questa della donazione, condivisa dai parenti di Ferretti (peraltro tutti liquidati nel 1992 alla morte del cavaliere).

Nell’ottobre ’85 l’atto notarile darà concretezza alla donazione immobiliare e da quel momento Villa Ferretti sarà sempre più nota nella Bassa, fra ritiri spirituali e vacanze per famiglie o anziani.

Al di là dei prezzi contenuti, il luogo è davvero piacevole e riposante: camere con vista lago, piscina, campo di bocce, due sale riunioni, la cappella per la celebrazione della messa, un parco di 5mila metri quadrati e la comodità di trovarsi a pochi passi dal lago ma anche dal centro di Moniga.

A ricordo di tanta generosità, nell’albergo vengono posizionati i busti del benefattore e di sua moglie. Davvero un bel posto fronte lago, che sarà gestito in questi trent’anni dalla parrocchia del Duomo tramite volontari e successivamente con un affittuario. E il ricavato viene investito a Guastalla in attività parrocchiali.

Ora questa improvvisa cessione – di cui non si conoscono i motivi e neppure la cifra incassata dalla parrocchia – non può essere inquadrata come un semplice atto di compravendita. Perché si tratta di una struttura che porta con sè dei vincoli, espressi chiaramente nell’atto di donazione.

Insomma il benefattore guastallese aveva davvero previsto tutto, come si legge nel documento: “E’ condizione essenziale della presente donazione che l’utilizzazione del bene donato sia fatta in via diretta. Tuttavia, nel caso in cui la gestione diretta dell’immobile donato si rendesse eccessivamente onerosa o deficitaria – viene rimarcato nell’atto – il Vescovo pro-tempore di Guastalla, su conforme parere del Consiglio pastorale e del Consiglio presbiteriale, potrà disporre l’alienazione dell’intero complesso oggetto della presente donazione. In tal caso il ricavato dell’alienazione dovrà essere reimpiegato nell’acquisto di uno o più stabili ubicati nell’ambito del comune di Guastalla, preferibilmente nel capoluogo, aventi già o da convertire nella stessa destinazione d’uso oppure, nel caso ciò si rivelasse impossibile od inutile, da destinare, alternativamente ed in ordine di preferenza, alle seguenti attività: scuola alberghiera per responsabili di comunità religiose; oratorio giovanile; casa di spiritualità; casa della carità per portatori di handicap”.

Insomma vincoli ben definiti e da rispettare in base alla legge, su cui la nipote del cavalier Ferretti, cioè Nicole Devaux Fiaccadori, ha chiesto lumi in Curia. La nipote è da vent’anni presidente regionale dell’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) e guida da 33 anni la sezione guastallese dell’Anffas che risponde ai bisogni di oltre trenta famiglie della Bassa. Come erede ha, quindi, chiesto un appuntamento al vescovo Massimo Camisasca che, essendo al corrente della vicenda, ha spiegato alla nipote del benefattore come fosse intenzione sua e della Diocesi di costituire una Fondazione di scopo per poi decidere come investire la somma incassata dalla vendita di Villa Ferretti.

«La mia posizione come famiglia è chiara – spiega la nipote alla Gazzetta – non abbiamo nessun interesse personale, ma esigiamo il rispetto delle volontà di nostro zio. Il suo volere è sempre stato chiaro: dare e fare per la nostra comunità. Più specificatamente, penso che sia una volontà da rispettare dando la possibilità alla nostra comunità di volere essere destinataria di una somma per realizzare sul territorio un complesso ad uso e consumo del mondo della disabilità e degli anziani».