Don Gino lascia Reggiolo sulla bici dei parrocchiani

di Mauro Pinotti

Commossa ultima messa per il parroco simbolo di terremoto e ricostruzione. La comunità lo saluta con affetto prima del trasferimento a Campagnola

REGGIOLO (REGGIO EMILIA). Applausi, abbracci, regali. Perfino una bicicletta. Ha tenuto duro fino alla fine della messa don Ginone, come viene chiamato affettuosamente da alcuni parrocchiani don Gino Bolognesi parroco di Reggiolo, che ha celebrato la sua ultima messa per poi, già da domenica prossima, trasferirsi alle parrocchie di Campagnola e Fabbrico, ma alla fine l’emozione lo ha tradito.
Ieri don Gino, i “magoni” se li è tenuti per sé. Voleva che la sua ultima messa nella comunità reggiolese fosse una festa perchè per lui non è tempo di pianti né di rimpianti. Il suo motto è: «Perseverare!».

Per don Gino la sua missione pastorale è in continuo cammino. E lo ha dimostrato anche nel commentare il Vangelo secondo Marco dove racconta il viaggio di Gesù con i suoi discepoli a Cesarea di Filippo.
Verso la fine della messa ha preso la parola Danilo Cavazzoni, il quale, emozionatissimo, ha letto il messaggio di saluto, scritto di suo pugno, a don Gino: «Ti diciamo grazie per 9 anni trascorsi insieme. Il 22 ottobre 2006 giorno del tuo ingresso ufficiale qui a Reggiolo, ero sempre io a darti il benvenuto, ed ora con profonda emozione rivolgo a te il saluto di ringraziamento per il tuo servizio. Fin dall'inizio ti sei rimboccato le maniche e non ti sei mai risparmiato per il berne della nostra comunità. Penso subito al terremoto che ci ha colpito così duramente. E tu sei stato un esempio per come hai affrontato quei difficili momenti e per i messaggi di fede che ci hai trasmesso. Hai dato sempre la tua totale disponibilità per tutte le attività parrocchiali manifestando a volte qualche arrabbiatura se qualcosa non andava per il verso giusto e ti sei sempre fatto carico di qualsiasi problema. Una menzione speciale va al tuo impegno e paterno interesse per la scuola d'infanzia “Gioiosa” alla quale, volente o nolente, ti sei subito dovuto affezionare non solo come presidente e improvvisato ragioniere ma anche come elettricista, capocantiere, idraulico e tecnico dei computer».

Poi la sorpresa: due bambini hanno portato in chiesa una bici, uno zaino e un pacco con un contributo in denaro. A seguire c'è stato l'intervento del vicesindaco Franco Albinelli: «Ricordiamo con emozione i giorni terribili del terremoto, la tua assidua e costante presenza tra il tuo popolo ferito. Ti siamo riconoscenti». Dopo la benedizione, don Gino è salito sulla bicicletta e ha pedalato fino all'uscita. Proprio come nei film di don Camillo.