Condanna a quattro anni per sequestro di persona

di Elisa Pederzoli

Il 28enne costrinse un ragazzo, sorpreso sotto casa, a portarlo a Carpineti Sotto la minaccia dei cocci di bottiglia lo obbligò a prelevare al bancomat

REGGIO EMILIA. Era il novembre dell’anno scorso quando El Mahjub El Gadaoui, 28enne marocchino, impugnando dei cocci di bottiglia costrinse un ragazzo di 20 anni a portarlo in auto sino in montagna. Ora, l’uomo è stato condannato a 4 anni di reclusione per sequestro di persona e rapina. Attualmente, è in carcere mentre deve ancora chiudersi il processo a suo carico per il tentato omicidio avvenuto a Sassuolo, due anni prima.

Era il 4 novembre 2014. Fu una notte di autentico terrore per la vittima. Il marocchino, che aveva un obbligo di dimora dalle parti di Carpineti, per tornare a casa prese di mira il giovane. Lo assaltò al ritorno a casa e puntandogli al collo i cocci lo costrinse a mettere in moto. Gli fece appoggiare il telefono cellulare e il portafoglio sul sedile a lato del guidatore. Lui, invece, si sedette nel sedile posteriore, proprio dietro di lui. Fecero due soste: una per costringerlo a prelevare denaro dal bancomat e a consegnargli tutto; l’altra per fare benzina. Ma quando fu il momento di ripartire, si mesi lui alla guida e a folle velocità si diresse verso l’Appennino. In località Case dell'Oppio, nel territorio di Carpineti, però, perse il controllo e andarono a sbattere. Per il ragazzo fu l’attimo per riuscire a fuggire: bussò a una porta nel cuore della notte e chiese aiuto. Furono i carabinieri di Castelnovo Monti a mettersi sulle tracce dell’uomo. Alla luce del racconto, non ci misero molto a individuarlo: si era tagliato i baffi per non farsi riconoscere quanto lo andarono a trovare a casa. Per lui scattarono le manette.

Al processo, difeso dall’avvocato del Foro di Modena Roberto Ghini, ha sostanzialmente confessato. L’accusa era rappresentata dal pm Isabella Chiesi che ne aveva chiesto la condanna. Così è stato.