Morto il poliziotto che scoprì Ivano Scianti

Claudio Meconi, 57 anni, stroncato da un attacco di cuore, contribuì in modo decisivo all'arresto del latitante

REGGIO EMILIA Un attacco cardiaco non ha lasciato scampo al 57enne Claudio Meconi, poliziotto da alcuni anni in pensione ma che per circa trent’anni aveva svolto con passione il proprio lavoro in questura, concludendo la carriera alla polizia postale.

Sabato, intorno alle 23, mentre era in casa (nell’appartamento di via San Felice) con la moglie Eliana è stato colto da malore. Il coniuge – che lavora in ospedale – ha capito subito la gravità della situazione e non solo ha allertato velocemente il 118, ma ha anche praticato il massaggio cardiaco a Claudio, per cercare di salvargli la vita. Sforzi, sia della moglie che dei sopraggiunti sanitari del 118, risultati però inutili. Un autentico fulmine a ciel sereno, perché nulla lasciava presagire nelle condizioni di salute del 57enne una tragedia simile.

Conosciutissimo in città per il suo carattere estroverso – «Aveva davvero tanti amici» rimarcano i familiari – il sovrintendente capo Claudio Meconi ha lavorato per lo più a Reggio (ma anche a Modena). Nel 1992 fu grazie al suo intuito al posto di polizia del Santa Maria Nuova che venne arrestato nientemeno che Ivano Scianti, già famoso per il clamoroso colpo al museo di Belle Arti di Budapest e a quel tempo ricercato per il morto che c’era scappato “accidentalmente” il 29 giugno 1983 nel furto di mobili antichi a Villa Serraparenti a Pavullo (Modena).

<span data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;K&quot;}" data-reactid=".6h.1:3:1:$comment342758975910768_342763049243694:0.0.$right.0.$left.0.0.1:$comment-body"><span class="UFICommentBody" data-reactid=".6h.1:3:1:$comment342758975910768_342763049243694:0.0.$right.0.$left.0.0.1:$comment-body.0"><span data-reactid=".6h.1:3:1:$comment342758975910768_342763049243694:0.0.$right.0.$left.0.0.1:$comment-body.0.$end:0:$0:0">Da Reggio Emilia alla Grecia: così Ivano Scianti riuscì a rubare i capolavori di Raffaello</span></span></span>

Quel giorno di 23 anni fa Scianti si presentò in ospedale perché stava male e venne ricoverato. Ed è proprio spulciando l’elenco dei ricoverati che Meconi capì come fra quei pazienti si nascondesse (dietro un’identità volutamente storpiata) il latitante reggiano. Da qui all’arresto da parte della Mobile il passo fu breve.

Successivamente Meconi era passato alla polizia postale, facendo capire – con i fatti – che con la telefonia ci sapeva davvero fare. Poi la pensione.

Lascia, oltre alla moglie Eliana, il figlio 17enne Andrea, la madre Anna e il fratello Paolo. I funerali si terranno mercoledì alle 11: dalle camere ardenti del cimitero di Coviolo alla chiesa interna, poi la salma sarà cremata. La famiglia, nel rispetto della volontà del defunto, invita amici e conoscenti a devolvere eventuali offerte alla fondazione “Il rifugio degli asinelli onlus”.