Trovato con gravi ferite in testa, è giallo

di Tiziano Soresina

Tentato omicidio, in condizioni critiche un uomo ancora senza nome. La pista è il regolamento di conti fra spacciatori

REGGIO EMILIA. Un uomo d’origine nordafricana – sui 40-50 anni, ancora non identificato – che rischia di rimanere paralizzato per le gravissime ferite riportate, le troppe cose che non tornano nel ritrovamento di questa persona conciata in quel modo nel sottopasso di piazzale Europa.

L’allarme è stato lanciato domenica sera intorno alle 21.30 e sulla vicenda – a dir poco misteriosa – indaga la squadra mobile coordinata dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani. E i tanti dubbi sorti pian piano su questo caso hanno spinto il magistrato ad aprire un fascicolo per tentato omicidio.

Ma torniamo a domenica sera. Quando i poliziotti arrivano sul posto il ferito è esanime a terra e i sanitari del 118 – giunti velocemente in ausilio – trasferiscono in fretta l’uomo al pronto soccorso del Santa Maria Nuova: ha fratture alla testa, al costato, alle vertebre. Condizioni critiche che poi consigliano un ulteriore trasferimento del nordafricano all’ospedale Maggiore di Parma in cui è ricoverato nel reparto di Rianimazione: è gravissimo.

Nel frattempo vanno avanti gli accertamenti e sul luogo dell’inquietante ritrovamento arriva anche la Scientifica. Il magrebino ha riportato non poche ferite, sul posto non vengono però trovate tracce di sangue compatibili con una situazione simile. Da qui il sospetto che il fatto non sia avvenuto in quel punto e che il nordafricano sia stato abbandonato o sia giunto lì solo in un secondo momento.

Anche le stesse ferite lasciano perplessi gli inquirenti, specie quelle alla testa che sembrano riferibili ad un oggetto affilato (un coltello? un’accetta?). Inoltre alcuni traumi sarebbero da precipitazione, da almeno un metro e mezzo. Una caduta mentre si arrampicava o è stato gettato violentemente da qualcuno da quell’altezza dopo un’aggressione? Fra l’altro i sanitari avrebbero già accertato tracce di cocaina e alcol nel suo corpo: un “quadro” che tradisce, quindi, scarsa lucidità al momento del ferimento.

L’uomo non ha documenti, ma con lo scorrere delle ore “qualcosa” comincerebbe ad emergere, anche perché in mano ai poliziotti c’è il suo telefonino. Potrebbe trattarsi di un clandestino marocchino che vive all’interno delle Reggiane e questo potrebbe essere il luogo in cui questa storia ancora misteriosa ha avuto origine.

E il regolamento di conti maturato negli ambienti dello spaccio di stupefacenti potrebbe essere una pista concreta per cercare di risolvere questo autentico “giallo”.

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