Morì annegato in piscina a 15 anni, condannato il capo-bagnino

di Elisa Pederzoli

Scandiano: pena di sette mesi per il responsabile delle vasche della piscina L'Azzurra. Assolto il collega che soccorse il ragazzino: non avrebbe dovuto essere solo

SCANDIANO. A sei anni dalla tragica morte di Yassine Hamdi, il 15enne annegato nelle piscine “L’Azzurra” di Scandiano, arriva la sentenza: condannato a sette mesi (pena sospesa) per omicidio colposo Loris Mattioli, responsabile delle vasche. Assolto invece l’altro bagnino, Alessandro Incerti.

A pronunciare la sentenza è stato il giudice Alessandra Cardarelli che ha accolto la tesi della non colpevolezza per Incerti, difeso dall’avvocato Bruno Rocchetti, così come sostenuto anche dal sostituto procuratore Isabella Chiesi, che però aveva chiesto la pena a un anno per Mattioli. La difesa, rappresentata dall’avvocato del Foro di Modena Pier Francesco Rossi, è pronta a fare appello.

Quel tragico 23 maggio 2009 era il giorno dell’inaugurazione per l’avvio della stagione estiva, alla piscina “L’Azzurra”: la struttura era piena di gente. Quando il ragazzino finì sott’acqua c’era solo un bagnino a vigilanza di due piscine: era Alessandro Incerti.

Il responsabile delle vasche, Mattioli, in quel momento si era spostato per fare un giro delle vasche e per dare istruzioni a due nuove dipendenti. Quando Incerti si accorse della presenza del ragazzino con la testa sott’acqua ogni manovra per tirarlo fuori e rianimarlo, purtroppo, si rivelò vana.

Pesanti erano state le conclusioni del dottor Alberto Chiovelli (specialista in Medicina del nuoto e delle attività subacquee) nella superperizia della procura sulla morte: aveva ritenuto insufficienti i bagnini presenti quel giorno nell’impianto scandianese, aggiungendo che con un intervento di salvataggio più rapido «il piccolo Yassine avrebbe avuto la possibilità di essere salvato».

L’accusa era rivolta al numero di bagnini: la società “Sportiva srl” che gestiva l’impianto di via Togliatti avrebbe dovuto predisporre, sia per la metratura sia per la tipologia della struttura, la presenza contemporanea e continuativa di quattro bagnini e più precisamente: uno per le piscine coperte, uno per la vasca degli scivoli e due per le piscine scoperte. Ma secondo quanto venne ricostruito dagli inquirenti, ed è emerso al processo, nel momento in cui avvenne la tragedia risultava presente solo un bagnino nelle due piscine scoperte, perché l’altro collega si era allontanato per eseguire un giro di controllo dell’impianto.

Costringendo di fatto l’unico bagnino rimasto, Incerti, a sorvegliare due piscine. Il perito aveva evidenziato che la sua condotta era stata influenzata negativamente dalla carenza di personale.

Ora, la difesa dell’unico condannato è pronta a fare ricorso in appello. Ma è già iniziato il conto alla rovescia per la prescrizione.