Morì cinque mesi dopo il parto, confermate le condanne in appello

Gualtieri: respinta la perizia supplementare chiesta dalla difesa, otto mesi alla ginecologa e l’ostetrica del Santa Maria

GUALTIERI. La triste storia della piccola Anita Riva – deceduta a cinque mesi dal parto che avvenne il 13 aprile 2008 all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio – è tornata in un’aula giudiziaria. Dopo il processo di primo grado a Reggio (chiusosi nel maggio 2013) è arrivato anche lo “snodo” in Corte d’appello a Bologna.

Un processo che dopo tre udienze (di cui due a vuoto per vizi di notifica) ha confermato la sentenza di primo grado: sono state ritenute colpevoli di omicidio colposo per quanto avvenne nel reparto di ostetricia e ginecologia sia la ginecologa Francesca Iannotti (difesa dall’avvocato Romano Corsi), sia l’ostetrica Maria Chiara Faccia (assistita dall’avvocato Spaccapelo). Per entrambe le figure professionali rimane la condanna a 8 mesi di reclusione (pena sospesa).

Nell’aula bolognese si è comunque tenuto un processo piuttosto combattuto: il procuratore generale ha chiesto una condanna leggermente più pesante (un anno di reclusione), mentre l’avvocato difensore Corsi ha puntato su un supplemento di perizia (richiesta respinta in Appello).

I continui rinvii per i vizi di notifica hanno poi tenuto col fiato sospeso i genitori della piccola Anita (Anna Macaluso e Filippo Riva) che hanno temuto che scattasse la scure della prescrizione. Timori che si sono sovrapposti al dolore mai sopito per la scomparsa di Anita. Anche nella terza udienza la difesa ha alzato un altro “muro” legato ad un difetto di notifica, ma stavolta l’eccezione preliminare non ha fatto breccia.

La famiglia Riva – costituitasi parte civile tramite l’avvocato Roberto Sutich – è già stata risarcita dall’ospedale di Reggio relativamente alla provvisionale di 300mila euro disposta in primo grado, mentre rimane “congelata” la strada del risarcimento-danni in sede civile che dovrà attendere la fine del processo penale (che potrevve ancora vivere una terza “tappa” in Cassazione).

«Gli accertamenti specialistici effettuati nel processo di primo grado – commenta l’avvocato Sutich – sono stati talmente ampi ed approfonditi che la Corte d’appello non poteva far altro che confermare la gravità dell’imperizia e negligenza della ginecologa e dell’ostetrica già condannati in tribunale a Reggio».

Nel settembre 2008 moriva Anita («Era nata quasi morta – sostengono da sempre i genitori – con gravissimi danni cerebrali: era vissuta 5 mesi perché era una bimba sana») e la famiglia, con un esposto, aveva innescato le indagini del pm Maria Rita Pantani. «Tardiva la decisione di procedere con il taglio cesareo – è un’altra costante sottolineatura della mamma Anna Macaluso – mi ero documentata sul parto, capivo quello che stava accadendo». In primo grado sono stati assolti “perchè il fatto non costituisce reato” il chirurgo Gino Ciarlini e l’anestesista Barbara Clima. (t.s.)