«Più braccialetti elettronici e meno carcere»: la protesta degli avvocati

di Elisa Pederzoli

Anche a Reggio Emilia, sciopero di 5 giorni per i penalisti. Scontro su prescrizioni, depenalizzazione e intercettazioni

REGGIO EMILIA. Cinque giorni di sciopero e una campagna per chiedere più braccialetti elettronici. E’ la mobilitazione, a livello nazionale, degli avvocati voluta dall’Unione camere penali e che vede in prima linea anche i legali reggiani. Quella di ieri è stata la prima giornata di un’estensione che proseguirà sino al 4 dicembre. «E l’adesione è praticamente totale» sottolinea il presidente della Camere penali di Reggio Emilia, l’avvocato Domenico Noris Bucchi, che ieri ha convocato una conferenza stampa.

BRACCIALETTI ELETTRONICI. La protesta parte dai braccialetti elettronici: la misura introdotta l’anno scorso per ridurre il carcere (sia preventivo, che per le condanne) e agevolare i domiciliari. «Ma la norma - evidenzia Bucchi - di fatto viene disattesa perchè i braccialetti in Italia sono appena 2mila. Troppo pochi. L’incertezza sulla loro disponibilità fa sì che si ricorra di più alla custodia in carcere».

La gestione di un braccialetto è di 5.500 euro l’anno. Ma gli avvocati evidenziano come costi meno questa misura rispetto ai domiciliari “semplici”, che inducono le forze dell’ordine a controlli e anche il rischio di fuga è minore. Per sensibilizzare sul tema, gli avvocati stanno diffondendo braccialetti arancioni con lo slogan: «Più braccialetti, meno carcere».

PARI TRATTAMENTO. Le ragioni dello sciopero sono tante. Si va da quella che Bucchi chiama «la confusione tra la difesa dell’imputato e la difesa del diritto». Il richiamo è alle recenti polemiche al processo Aemilia, per i diversi controlli a cui sono stati sottoposto i difensori degli imputati rispetto alle parti civili. «E’ il segnale di una interpretazione sbagliata della difesa, è un mortificazione della funzione difensiva».

MEDIA. Ma gli avvocati dichiarano guerra anche alla spettacolarizzazione della giustizia e dicono no alla diffusione di immagini, intercettazioni audio e foto delle forze dell’ordine durante i sequestri. «Sono una violazione del diritto di difesa - evidenzia Bucchi - si condiziona l’opinione pubblica e i giudici che un domani dovranno giudicare. Le prove si raccolgono a dibattimento».

PRESCRIZIONE. Non piace nemmeno l’intenzione, contenuta in alcune proposte di legge, di estendere i termini di prescrizione di alcuni reati. «Il rischio paradossale - evidenzia Bucchi - è che saranno più lunghi anche i tempi del processo e così quelli delle indagini preliminari. Si potrebbe arrivare all’assurdo che per un reato commesso a 18 anni, un imputato venga giudicato a 40, quando magari ha già cambiato vita».

INTERCETTAZIONI. Le Camere penali condannano anche «l’utilizzo dissennato e irrazionale delle risorse nella giustizia». In particolare, per quanto riguarda le intercettazioni.

«Condanniamo che si dilapidino milioni di euro in intercettazioni spesso inutili. Le risorse potrebbero essere usate meglio» spiega Bucchi. Che parla anche della necessità di una «depenalizzazione risolutiva». Dagli avvocati arrivano critiche a quelle già attuate dal governo. «Sembra un palliativo, serve una depenalizzazione più massiccia». Perchè comunque oggi «per decidere che ci trova di fronte a un fatto tenue, si deve comunque affrontare un processo. Nessun guadagno» evidenzia Bucchi.

MANIFESTAZIONE. Le Camere penali chiedono, ancora, la separazione delle carriere per garantire la terzietà del giudice e si scagliano contro i «processi a distanza» e la «smaterializzazione dell’imputato», quando si consente il procedimento anche in assenza dell’imputato. Una lunga lista di questioni che ora arriveranno al Ministero e che, mercoledì, porteranno gli avvocati italiani in piazza a Roma a manifestare.