Infarto sull'autostrada, deve la vita a un taxista

di Enrico Lorenzo Tidona

Reggio Emilia, l'automobilista è stato rianimato sul ciglio della A1, poi, per caso, è passata un'ambulanza

REGGIO EMILIA Una donna sul ciglio dell’autostrada, che si sbraccia nella speranza che qualcuno si fermi. Un segnale inequivocabile per un taxista reggiano, Gateano Bontempelli, volontario di lungo corso della Croce Rossa di Reggio Emilia, che sabato ha fermato il suo taxi in A1 alle 12.30, in corsia sud, per prestare soccorso alla donna. Una volta fermata la sua auto, Bontempelli non ha quasi il tempo di parlare con la donna, che lo dirige subito nella sua di macchina, una Fiat Punto dentro la quale è seduto esanime il marito.

L’uomo, una sessantina d’anni circa, è stato colpito con ogni probabilità da un infarto. Non è cosciente e non respira, come ha modo di constatare il tassista reggiano, 44 anni, volontario da quando ha 16 anni prima della Croce Arancione e poi della Cri per il 118. Stavolta, però, è da solo, senza ambulanza né medico. Ha solo un piccolo kit di pronto intervento che custodisce nel taxi.

Le due automobili sono ferme in corsia di emergenza, sfiorate dalle vetture che sfrecciano al loro fianco. «L’unica cosa da fare, in quel momento, era tentare di rianimarlo» racconta il tassista reggiano, tramutatosi in salvatore mentre era di ritorno dall’aeroporto Marconi di Bologna, dove aveva accompagnato dei clienti. La vera corsa contro il tempo è avvenuta però a motore spento, quando Bontempelli capisce la gravità della situazione. Prende il kit dalla sua auto, poi si dirige verso la Punto dalla quale estrae l’uomo ormai moribondo e lo stende sul ciglio dell’autostrada, dove c’è una rientranza. Lì gli applica sulla bocca esangue la mascherina per la respirazione bocca a bocca e una cannula che viene espulsa solo quando il cuore riprende a battere.

Per ben cinque minuti tenta di rianimare l’uomo con la sola forza delle mani pigiate sul petto del “paziente” e i soffi cadenzati nella mascherina. Il massaggio cardiaco va avanti: la moglie dell’uomo non sa più cosa fare. Vicino a lei c’è il figlio maggiorenne, che era in viaggio insieme ai genitori, originari a quanto sembra dal sud Italia. Ma non c’è tempo per i convenevoli e il tassista soffia e massaggia fino a quando, in un sussulto, il cuore dell’uomo a terra riprende a pulsare e sputa la cannula. «Quello era il segnale: stava respirando. Ma non era finita lì, bisognava portarlo d’urgenza in ospedale. Quello che è successo dopo mi ha fatto pensare che, al di là di me, qualcuno aveva deciso che per quell’uomo non era quello il giorno per morire».

Improvvisamente, infatti, avviene il miracolo nel miracolo. Sul tratto autostradale passa un’autoambulanza “vuota” da Bologna con tanto di medico a bordo, che vede il tassista intento a rianimare a terra il povero automobilista. «Si sono fermati, hanno caricato l’uomo e la moglie e sono partiti d’urgenza verso l’ospedale. Il figlio li ha seguiti con l’auto. Non ho saputo più nulla di loro ma non li dimenticherò mai».