Costretta a prostituirsi, è scontro in aula

Bibbiano: un’amica chiamata a testimoniare difende la madre. La parte civile: «Testimone condannata per calunnia»

REGGIO EMILIA. «No, non ho mai notato niente di strano». E’ il leit motiv delle dichiarazioni delle due testimoni, chiamate dalla difesa della madre accusata di aver fatto prostituire la figlia minorenne, comparse ieri davanti ai giudici del tribunale. Ma è sulle parole delle due ragazze - amiche della presunta vittima - che in aula si sono registrate le prime accese schermaglie tra parte civile, rappresentata dall’avvocato Marco Scarpati, e difesa, con l’avvocato Andrea Davoli.

La materia è scottante. Il caso delicatissimo. E lo si percepisce ogni udienza di più. Ora che la parola è passata ai testimoni della difesa, si ascolta un’altra versione della storia. Come il punto di vista della 23enne al tempo non solo amica della ragazzina, ma anche convivente quando lasciò la casa familiare per chiedere di essere ospitata in casa dell’amica. «Uscivamo insieme, la madre non le ha mai vietato niente. Anzi, l’ho sempre sentita difenderla» ha raccontato. Ma sulla credibilità della giovane ha puntato molto la parte civile, che ha ricordato due questioni ritenuti cruciali: il fatto che la stessa ragazza, quando era minorenne, denunciò la madre dello stesso reato che oggi vede alla sbarra la madre della amica, quello di averla costretta a prostituirsi. E che la giovane è stata due volte condannata per calunnia: la prima per quell’accusa risultata infondata nei confronti della genitrice, la seconda per aver denunciato di essere stata violentata da un militare. Episodio, quest’ultimo, risultato essere falso e approdato rapidamente a un’archiviazione per l’uomo e a una denuncia per calunnia, per la giovane. La ragazza ha inoltre negato che l’amica abbia subito una violenza sessuale da parte dell’allora fidanzato. Motivando il fatto sostenendo di essere stata presente, in quella che fu un’uscita a quattro. A essere sentito, ieri mattina, è stato anche il consulente della difesa, il professor Umberto Nizzoli. Ha parlato di una forma di idealizzazione della figura genitoriale, nel rapporto tra madre e figlia. Ma anche descritto la madre come «molto toccata, in ansia, disorientata, incapace di capire la situazione» che l’ha portata a separarsi dalla figlia. Ancora una volta, sotto la lente è finito il rapporto tra la donna e la ragazzina definito più volte, e anche ieri, come «invischiante», un «attaccamento pre-morboso», una «forma di innamoramento». La difesa ha rinunciato all’audizione dell’allora fidanzato della giovane. Resta da sentire la vicina di casa, per la quale si chiede l’accompagnamento coatto nel corso della prossima udienza, e l’impiegato del settimanale di annunci Reporter che accolse l’annuncio con le prestazioni della giovanissima. Poi il processo si avvierà alla discussione e alla sentenza. Quella che dovrà stabilire se davvero la madre abbia costretto la figlia, poco più che bambina, a vendersi. (el.pe)