«Giocare con i Lego? Ora è diventata la mia professione»

di Roberto Giampietri

Riccardo Zangelmi, reggiano di 34 anni, sta realizzando il suo sogno: sarà uno dei 14 “maestri” certificati dalla casa madre

REGGIO EMILIA. Ha ricreato parti della Ducati Scrambler con i Lego. E all’Eicma, l’esposizione mondiale delle due ruote tenutasi a Milano nei giorni scorsi, ha letteralmente sbancato. E’ l’ennesima sfida (vinta) da Riccardo Zangelmi, 34 anni reggiano, dei Lego ne ha fatto una professione. «Li ho riscoperti a 29 anni, dopo che per anni li avevo messi da parte. Adesso costruire coi mattoncini è diventato il mio lavoro».

Zangelmi, partiamo dalla fine: a Milano com'è andata?

«Il progetto è stato promosso dalla rivista “Due Ruote”. Mi hanno contatto, chiedendomi di ricreare la Scrambler con parti in Lego. Ho progettato serbatoio e parafango in due allestimenti: quello giallo, tipico di questo modello Ducati e quello multicolor, per una versione più entertaining e “legosa”, diciamo così. Mi hanno inviato i pezzi originali della moto e ho realizzato l’opera».

In quanto tempo?

«Per la progettazione ci sono voluti venti giorni, anche perché abbiamo effettuato tutte le misurazioni a mano, col calibro, sul modello reale messo a disposizione. A realizzarlo, poco più di una settimana».

I riscontri?

«E’ stato un grande successo. La cosa piacevole è stata rivedere gli adulti tornare bambini. Mi domandavano se avessero potuto montare la versione Lego anche sulla propria moto. Mi è stato riferito che anche in Ducati abbiano molto apprezzato l’opera».

Si sente uno scultore?

«Adesso non esageriamo. A giugno ho aperto Brick Vision, una realtà imprenditoriale tutta mia. Sto compiendo un percorso all’interno della Lego per poter ottenere la certificazione da professionista. Se tutto andrà nel migliore dei modi, nel 2017, diverrò un Lego Certified Professional, una sorta di maestro delle costruzioni con i mattoncini, certificato dalla casa madre».

Quanti ce ne sono nel mondo?

«Al momento tredici, spero di essere il quattordicesimo. Sarei l’unico in Italia e nell’Europa meridionale».

Come si immagina il suo futuro?

«L’auspicio è riuscire a collaborare con grandi aziende italiane. I Lego sono molto versatili, possono essere utilizzati per realizzare creazioni in tutti i settori: ritratti, arte, design, riproduzione di loghi e prodotti realizzati da aziende».

Pensava di ritrovarsi a 34 anni a questo punto?

«Sinceramente no, è nato tutto per passione. Ho ripreso a costruire con i Lego a 29 anni, dopo averli smessi per molto tempo. Ho fatto mostre in Italia e Lego mi ha notato, chiedendomi di visualizzare le mie opere».

La sua opera più bella?

«La riproduzione della tela “Relativity” di Escher è stata forse la più apprezzata. La più bella, per me, è sempre quella che si sta realizzando».

In famiglia cosa dicono?

«Mi hanno sempre spronato, anche nei momenti più complicati. Ora è un lavoro a tutto tondo, ho dovuto imparare tante cose. E loro c’erano e ci sono sempre, incoraggiandomi a fare sempre meglio. Adesso non è più un gioco, è venuto meno un pizzico di spensieratezza. Ma è un’attività che nasce dal sogno di quando ero ragazzino e oggi si sta realizzando. Non c'è gioia più grande di un sogno che si avvera, non lo cambierei per nessuna ragione al mondo».

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