Truffa all’Inps di Reggio Emilia, condannata ex impiegata

Patrizia Ferraioli incassò tramite il marito le pensioni di persone decedute: entrambi dovranno scontare tre anni

REGGIO EMILIA. Dell'epilogo giudiziario se ne vocifera da giorni nella sede Inps di via Previdenza Sociale perché la vicenda scoppiata nella primavera di due anni fa era stata di quelle clamorose, visto che l'allora dipendente Patrizia Ferraioli (47enne di Cavriago) era finita nei guai per aver "orchestrato" un'incredibile truffa, mettendo cioè all'incasso (tramite il marito) le pensioni d'invalidità di persone decedute e senza eredi.

E in effetti il "tam tam" all'interno dell'Inps si è rivelato fondato: di recente su questa scottante storia si è abbattuta – in tribunale – una doppia condanna. Il gup Angela Baraldi ha infatti condannato sia l'impiegata infedele (3 anni e 4 mesi di reclusione, oltre a mille euro di multa), sia il marito 50enne Salvatore Esposito (tre anni di reclusione ed ottocento euro di multa) per truffa continuata, in concorso, ai danni dello Stato.

Marito e moglie in sede penale devono risarcire anche l’Inps costituitasi parte civile: il gip ha disposto una provvisionale di 10 mila euro (i due coniugi ne rispondono in solido) In pratica il giudice – nell’udienza preliminare tenutasi con rito abbreviato (quindi con sconto di pena di un terzo) – ha accolto le richieste di condanna del pm Stefania Pigozzi. Già da tempo archiviate le posizioni delle altre tre persone (fra cui la figlia della coppia) inizialmente indagate, ma poi scagionate dalla perizia calligrafica.

La segnalazione era partita da Roma, dall'Inps nazionale: a far sorgere il sospetto che qualcosa di poco chiaro fosse in corso era stata la scoperta dell'utilizzo di alcuni codici fiscali risultati essere intestati a persone già decedute. Era l'inizio di accertamenti approfonditi - cinque gli anni passati al setaccio (dal 2008 al 2013), mentre la dipendente veniva licenziata - da parte dei finanzieri e parallelamente di ispettori interni dell'Inps. Secondo gli inquirenti la truffa sarebbe andata avanti per anni e veniva orchestrata direttamente dalla scrivania della dipendente infedele.

La stessa procura regionale (nell'ambito del procedimento poi sfociato davanti alla Corte dei Conti) ha esaminato prima 17 pagamenti avvenuti nella sede dell'Inps di Reggio effettuati tra il 2008 e il 2012, che sono subito apparsi irregolari e incassati da beneficiari che non avevano alcun rapporto di parentela con i defunti, nonostante si trattasse di ratei che sarebbero dovuti andare agli eredi.

Ratei creati ad arte dall'ormai ex dipendente che era in grado di accedere dal suo computer ai dati anagrafici dei defunti, dando così giustificazione ai pagamenti. Una parte delle operazioni sarebbero state effettuate dal pc della collega di stanza della truffatrice, la quale ha poi scagionato la vicina di scrivania confessando di essere l'unica artefice dell'operazione, tentando di tirare fuori dai guai anche i familiari.

All'ex impiegata sono stati pignorati beni per circa 300 mila euro. Sotto la lente d'ingrandimento delle indagini sono finiti 34 versamenti per un totale di 218 mila euro destinati alle famiglie di reggiani defunti, che la dipendente infedele si sarebbe però in buona parte intascata insieme al marito a cui la 46enne avrebbe - inoltre - assegnato indebitamente una pensione di invalidità per circa tre anni che ha fruttato sui 90 mila euro.

Oltre ad aver passato al setaccio pensioni d'invalidità di persone decedute e indennità di accompagnamento, sono stati fatti accertamenti anche sui tipi di pagamento, perché sino al 2012 avvenivano tramite assegni spediti a casa nell'eventualità che il beneficiario non avesse un conto corrente bancario, poi si è passati tassativamente ai bonifici bancari.

Sul caso si era espressa sei mesi fa anche la Corte dei Conti dell'Emilia Romagna, condannando l'ex dipendente dell'Inps a pagare oltre 340 mila euro fra danno erariale, rivalutazione monetaria, interessi legali e spese di giudizio.