La baby squillo: «Sono contenta di essere stata creduta»

di Jacopo Della Porta

Val d'Enza: parla la ragazzina, dopo la sentenza di condanna a 11 anni della mamma

VAL D’ENZA. «Tesa, emozionata, contenta e da un certo punto di vista preoccupata». Queste le reazioni della ragazza costretta a prostituirsi quando aveva 16 anni alla notizia della condanna della madre a 11 anni di reclusione. «Le ho dovuto ripetere un paio di volte cosa significa l'esclusione della responsabilità genitoriale - spiega l’avvocato Marco Scarpati, che l’ha assistita nel processo - cioè che quella donna non è più per la legge italiana sua madre, che non dovrà più farci i conti, qualsiasi cosa accada. Ci siamo dati appuntamento per parlarne con calma, anche alla presenza della terapeuta che la segue».

Baby squillo, undici anni alla mamma

Il processo è stato un momento doloroso per la ragazza, ora maggiorenne, che ha dovuto ripercorrere in aula quanto accaduto nei mesi dal 2012 al 2013, quando ha incontrato almeno 60 clienti.

«Ma la cosa importante, che le ho comunicato subito e che deve capire, è che è stata creduta. Anche lo Stato ha creduto a quello che lei ha raccontato, non solo io e gli assistenti sociali. Questa sentenza di primo grado è una tappa molto importante del processo di recupero della mia assistita e ritengo di grande importanza il fatto che in aula ci fosse il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, in rappresentanza dell'Unione dei Comuni della Val d'Enza. Non mi era mai capitato che in un processo per reati che non riguardano la pubblica amministrazione ci fosse in aula un sindaco».

La giovane si trova in una struttura protetta e viene ancora seguita: l’obiettivo è che possa superare questi traumi e tornare ad essere padrona della sua vita.

L'unico cliente finito nei guai è un imprenditore che non ha potuto negare di sapere l'età della ragazza, perché conosceva bene la madre. Gli altri clienti sono stati invece prosciolti perché hanno detto di non conoscere l’età della 16enne.

«Per quanto mi riguarda - prosegue l'avvocato - fa riflettere che tutti questi clienti fossero persone giovani, tranne cinque. Ci sono tanti ventenni in questa provincia che pagano per avere rapporti sessuali e vanno con ragazze nelle migliori delle ipotesi appena maggiorenni. Personalmente mi stupisce. A loro comunque è andata bene perché un governo, eravamo ai tempi delle “cene eleganti”, ha cambiato una legge e introdotto il principio che gli inquirenti devono dimostrare che il cliente conosca la reale età della ragazza. Prima invece il semplice fatto di avere avuto un rapporto a pagamento con una minorenne era reato».

L’esclusione della potestà genitoriale viene sempre più spesso applicata per determinati reati, in caso di condanne sopra una certa soglia.

«Si sta imponendo una giurisprudenza nuova che vuole togliere la possibilità ad alcuni genitori di aver rapporti con i figli per sempre. Ci sono persone indegne di svolgere il ruolo di genitori e la pena accessorio lo certifica: è una punizione grave ma ritengo che sia assolutamente corretta, come in questa vicenda».

L'avvocato Scarpati nella sua esperienza professionale ha seguito molti casi di bambini e minori violati ed è anche impegnato nelle associazioni che si occupano di questa piaga. Di vicende, purtroppo, ne ha viste molte in giro per l’Italia, eppure il caso della Val d'Enza ha alcune specificità.

«Prima di tutto il fatto che l'imputata sia una madre, la persona che qualsiasi cosa accada si ritiene debba proteggerti. Inoltre la ragazza proviene da una famiglia borghese, si direbbe normale, come tante altre. Non proviene da un contesto che solitamente consideriamo come difficile».