Abusi sessuali sul 21enne Li Pizzi, condanne confermate

di Jacopo Della Porta

Castelnovo Monti, a quasi 10 anni dai fatti la Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria degli otto imputati

CASTELNOVO MONTI. Sono passati quasi 10 anni dalla morte di Giacomo Li Pizzi, lo studente di 21 anni suicida nell’agosto 2006 dalla Pietra di Bismantova. La Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria che ha riguardato gli otto imputati che la notte tra il 9 e 10 luglio, quando l’Italia divenne campione del mondo a Berlino, compirono una serie di atti sullo studente che giaceva privo di densi in una stanza del pub Gasoline.

La Corte Suprema aveva già escluso che il suicidio del ragazzo fosse una conseguenza diretta di quegli atti di violenza avvenuti 40 giorni prima. In primo e secondo grado gli otto giovani sono stati invece condannati per violenza sessuale “attenuata” e non di gruppo come chiesto dall’accusa (il ragazzo venne denudato, coperto di scritte e violato con una cannuccia).

Mercoledì la Cassazione, dopo otto ore di camera di consiglio, ha respinto il ricorso presentato dai difensori Domenico Noris Bucchi (che assisteva sette imputati) e Romano Corsi e le condanne di secondo grado sono diventate definitive. In aula erano presenti anche i legali dei genitori di Li Pizzi, gli avvocati Vittorio Rossi e Pierpaolo Cipressi, che hanno chiesto, al pari del procuratore generale, la conferma della sentenza d’appello.

Queste dunque le condanne definitive. A Matteo Sironi (figlio di un idraulico, per non creare confusione con un omonimo) due anni e sei mesi, mentre per tutti gli altri - Omar Zummo, Andrea Gabrielli, Simone Bargiacchi, Davide Fabiani, Mirco Bargiacchi, Stefano Gregori e Fabio Attolini - un anno e sei mesi.

Per gli avvocati difensori quello che accadde al Gasoline fu un pesante scherzo di cattivo gusto e non una violenza sessuale. I giudici sono invece stati di avviso contrario. Nella sentenza di primo grado le toghe hanno parlato di quel gesto come di una «violenza sessuale diretta a provocare non tanto un appagamento sessuale, ma quel piacere minore che consiste nel vedere il soggetto passivo della violenza profanato nella sua intima sfera sessuale».

Il giorno dopo la fine del procedimento giudiziario, che tanto ha fatto discutere, l’avvocato Bucchi ha rilasciato un commento. «Se si pensa a quelle che furono le contestazioni iniziali mosse agli imputati ci si potrebbe ritenere soddisfatti; si pensi che in primo grado vennero richiesti, per ogni imputato, in un processo da un minimo di 4 anni e 6 mesi a un massimo di 6 anni e 6 mesi di reclusione e nell'altro 2 anni e 8 mesi di reclusione oltre a un elevatissimo risarcimento del danno».

L’avvocato Bucchi, sottolinea dunque come le condanne finali siano state più lievi di quelle proposte dai pm, «e tutti gli imputati sono stati assolti sia dall'accusa più infamante, e cioè dall'aver determinato la morte di Giacomo Li Pizzi, sia dal più grave reato di violenza sessuale di gruppo».

I legali non sono però soddisfatti per il fatto che sia rimasta in piedi l’accusa di violenza sessuale. «Riteniamo, diversamente da quanto stabilito dalla Cassazione, che quel gesto già di per se di dubbia rilevanza sessuale, compiuto nel contesto euforico dei festeggiamenti per la vittoria dell'Italia ai mondiali di calcio, non avesse, nel caso specifico, alcuna valenza sessuale». Un gesto che però ebbe effetti pesanti sul ragazzo, come certificato dai giudici, anche se non è stato dimostrato il nesso con il suicidio avvenuto 40 giorni dopo.