Morto Piero Iotti, antifascista e partigiano sopravvissuto a Mauthausen

Scampato all'orrore nazista, fu sindaco di Sant'Ilario dal 1951 al 1960 e assessore a Reggio Emilia. Attivissimo nell’ambito dell’Anpi, incominciò a coltivare in anticipo sui tempi, la pratica della memoria. Avrebbe compiuto 90 anni il 25 aprile, venerdì l'addio

SANT'ILARIO. Reggio Emilia, le associazioni partigiane, i Comuni di Sant'Ilario e Bibbiano e tutti coloro che si occupano di storia, Resistenza e di tramandare la memoria piangono la morte di Pietro Iotti, conosciuto da tutti come Piero, una persona che ha sempre portato con sé e per sempre quanto di peggio l’umanità è stata in grado di congegnare: l’orrore del lager… l’orrore di Mauthausen.

A causa della sua attività politica durante l’occupazione tedesca, fu deportato nel 1944, a soli diciassette anni, insieme ad altri giovani santilariesi.

Piero Iotti, nato il 25 aprile 1926 a Sant'Ilario, si è spento mercoledì 9 marzo alla soglia dei 90 anni. Fino alla fine del suo tempo, è stato un grande motore di iniziative tutte dedicate alle giovani generazioni reggiane, per far conoscere gli orrori del nazi-fascismo, nonostante che per lui, ogni ritorno là, fu fonte di grande lacerazione nell’anima dei propri ricordi.

Piero fu uno di quelli che riuscì a tornare. Minato nel fisico, ma deciso a riscattare la propria “storia”. Scelse di farlo impegnandosi politicamente nel Partito Comunista e per il progresso materiale e morale della propria terra. Divenne così uno dei protagonisti degli anni “eroici” della ricostruzione.

Pietro Iotti, dopo la fine della seconda guerra mondiale, era stato sindaco di Sant'Ilario dal 1951 al 1960.

"Vogliamo ricordare _ scrive il sindaco di Sant'Ilario, Marcello Moretti _ due momenti che danno la statura del personaggio nei suoi anni da sindaco. Innanzitutto i suoi incontri con il presidente dell’Eni Enrico Mattei: un impegno che permise a Sant'Ilario di divenire uno dei primi comuni in Italia ad essere dotati del gas metano, trampolino per lo sviluppo dei decenni successivi. E poi l’istituzione del Premio di Pittura, che radunò nel nostro paese alcuni dei migliori pittori e critici italiani negli anni Cinquanta e Sessanta".

Nonostante gli intensi impegni professionali e amministrativi che lo portarono a diventare assessore a Reggio, con un altro sindaco illuminato come Renzo Bonazzi, Iotti non aveva dimenticato gli anni di guerra. Attivissimo nell’ambito dell’Anpi, incominciò a coltivare in anticipo sui tempi, la pratica della memoria. Nel corso degli anni ha incontrato migliaia di studenti di tutta la provincia che poi conduceva a visitare il lager austriaco. Un’esperienza – quella del ritorno nel teatro della prigionia – dolorosa ma necessaria.

I suoi pensieri e i suoi ricordi legati a Mauthausen sono poi confluiti in un libro – dal titolo "Sono dov’è il mio corpo" – che costituisce una lettura preziosa e ne testimonia lo spessore morale e intellettuale.

Il funerale di Pietro Iotti è in programma domani (venerdì 11 marzo alle 14.30) con partenza dalla Sala del Commiato in via Edison 7 a Calerno, quindi sosta all’abitazione in via Stalingrado a Sant'Ilario e da qui in corteo per l’omaggio al monumento dei caduti in Piazza della Repubblica. Si prosegue per il palazzo municipale e quindi per il cimitero.