«Sei una fanatica islamica», e porta le figlie all’estero

San Polo d’Enza: ingegnere marocchino condannato a 8 mesi per sottrazione di minore. Nel processo l’uomo ha sostenuto che l’ex moglie simpatizza per il terrorismo

SAN POLO D'ENZA. Ha sostenuto di aver portato via le figlie alla moglie perché lei è un’estremista islamica che simpatizza per Bin Laden e l’Isis e ha finanziato un’associazione estremista messa al bando in Marocco.

Accuse che non hanno avuto un seguito investigativo, a quanto risulta, mentre l’uomo, un ingegnere marocchino di 45 anni, è stato condannato a otto mesi (pena sospesa) per sottrazione e trattenimento di minore all’estero.

Il processo si è concluso ieri mattina davanti al giudice Alessandra Cardarelli, che ha riconosciuto alla donna, una 36enne residente a San Polo, rappresentata dall’avvocato Vainer Burani, una provvisionale di 2.500 euro, in attesa che il danno venga risarcito in sede civile.

Nel corso del processo l’ingegnere, che ora vive in Marocco con le due figlie di 11 e 15 anni – che ha portato nel suo Paese nel luglio 2011 – ha sostenuto di aver voluto sottrarre le figlie all’influenza della madre, che ha accusato anche di maltrattamenti. Nel corso del dibattimento l’uomo, difeso dall’avvocato Roberta Dall’Argine, ha detto che la ex moglie ha frequentato una moschea a Milano gestita da un’associazione sospettata di terrorismo e l’ha anche finanziata per degli anni con un versamento di 200 euro al mese.

Nel processo sono stati esibiti dei post su Facebook scritti in arabo, in uno di questi vi era anche la foto di Bin Laden, per sostenere la tesi delle simpatie estremiste. Queste accuse sono state formalizzate anche in una denuncia ai carabinieri negli anni scorsi, ma non risulta abbiano portato ad alcun sviluppo investigativo.

La coppia si è separata in Marocco dove, secondo quanto riferito dall’avvocato difensore, l’uomo ha ottenuto l’affidamento esclusivo delle due figlie. Quando nel 2011 l’ingegnere sottrasse le figlie e le condusse in Marocco la coppia si era già divisa. Le figlie da allora vivono nel Paese nordafricano e non hanno più fatto ritorno nel Reggiano. (j.d.p.)