Morì per infarto a 40 anni, l’Ausl risarcisce la famiglia con 750 mila euro

di Tiziano Soresina

Scandiano: il falegname venne dimesso dall’ospedale Magati, poco dopo la crisi fatale. Ora dottoressa a processo per omicidio colposo

SCANDIANO. Oltre sei anni fa la morte – per infarto – del falegname 40enne Dante Fantini che solo poche ore prima era stato dimesso dal pronto soccorso dell’ospedale Magati di Scandiano nonostante lamentasse forti dolori al torace e al braccio.

A sei anni di distanza ora sappiamo che in tribunale a Reggio si sono intrecciate indagini, una causa civile e da ieri è entrato nel vivo anche il processo penale che vede accusata di omicidio colposo una dottoressa del pronto soccorso scandianese. E’ dalle parole in aula del perito – il medico legale Giovanni Marello – che si capisce come il professionista sia stato il consulente del giudice civile e che la causa di risarcimento-danni si sia già conclusa da tempo con un importante risarcimento (750 mila euro) pagato dall’Ausl alla famiglia del falegname deceduto (la vedova Maura Fontanili, la madre Maria Luisa Piretti e la sorella Laura Fantini). Come avviene in questi casi in ambito civilistico, è stata valutata come colposa la scelta medica di dimettere e di non sottoporre ad altri esami il 40enne, ritenendo come probabile da parte del giudice la possibilità di salvare il paziente – con un infarto in corso – nel caso fosse stato trattenuto in ospedale.

Un ragionamento giuridico che però non basterà nel processo penale. E davanti al giudice Alessandra Cardarelli ieri si è ben “fiutata” l’aria di una battaglia legale non indifferente. L’accusa è sostenuta dal procuratore capo Giorgio Grandinetti, l’imputata (non presente) è difesa dal legale Marco Fornaciari e l’avvocato Giuseppe Benassi tutela la parte civile (Cinzia Fantini, cioè l’altra sorella del defunto). Il perito Marello – sentito come testimone – è stato quasi lapidario: «Ci fu una mancata osservazione delle linee guida al dolore toracico. Sappiamo solo che l’infarto venne causato da un trombo all’interno dell’arteria coronarica. Anche se gli esami (l’elettrocardiogramma e la troponina che misura la concentrazione dell’enzima nel sangue, ndr) erano negativi, Fantini doveva essere trattenuto per almeno 6 ore in reparto, rifacendogli gli esami. Fosse stato poi necessario un intervento di angioplastica coronarica avrebbe avuto fino al 70% di possibilità di salvarsi».

Di diverso avviso l’avvocato Fornaciari: «Vennero seguiti gli indicatori sul dolore toracico, i cosiddetti score, applicati a quel tempo dal Magati. Inoltre stiamo parlando di un ospedale periferico, non in gradi applicare la tecnica dell’angioplastica». Il legale di parte civile all’uscita si limita a dire che «sarà la perizia a dire se vi è un nesso causale fra il comportamento del medico e il decesso». L’allusione è a quanto deciso poco prima dal giudice: ha ritenuto necessaria una perizia che verrà svolta da un medico legale e da un cardiologo.