Cordata di industriali cerca di salvare la società Matilde Srl

di Ambra Prati

Il gruppo ricevuto in Regione, che rimpalla alla Provincia Manghi categorico: «Solo perdite, liquidazione definitiva»

CANOSSA. Tenta di risorgere dalle proprie ceneri, ma stavolta l’impresa si presenta ardua: l’araba fenice in questione è la Matilde di Canossa Srl, la società nata nel 1994 – la cui storia si intreccia con l’ex convento di Montefalcone, la più clamorosa voragine milionaria –, ora in liquidazione, che un gruppo di imprenditori locali vorrebbe salvare dal definitivo requiem.

Per rientrare dal buco, all’epoca si costruì una bad company, che rimase in pancia alla Provincia e ai Comuni di Quattro Castella, Bibbiano, San Polo e Canossa; e una good company, la Matilde di Canossa Srl, che è quella tuttora agonizzante, con una trentina di enti pubblici e altrettanti soci privati. Nella cordata che aspira al salvataggio figurano nomi noti della Val d'Enza – Stefano Dallari (fondatore della Casa del Tibet di Votigno), Paolo Monti (Project Group), Francesco Bertè (maglificio a Canossa), Mirco Gianferrari (salumificio di Ciano), Romano Bussi (B&B a Roncaglio e un ristorante a Currada), Carlo Venturini (cantina Venturini & Baldini di Quattro Castella), Giulia Giudici (ascensori a San Polo) – ma anche navigate conoscenze della politica, come l’ex senatore Alessandro Carri e Mario Bernabei, marito di Iris Giglioli e gestore del centro “Andare a Canossa”. Il loro scopo dichiarato è «evitare la messa in liquidazione definitiva della società Matilde di Canossa, per non buttare al vento il lavoro fatto in questi oltre vent’anni - affermano - siamo convinti che una gestione promozionale moderna, con le tecnologie web, consentirebbe di raggiungere ottimi risultati sullo sviluppo del turismo». In concreto, si tradurrebbe così: «Noi potremmo acquistare eventuali quote della società, liquidando gli enti pubblici - afferma Paolo Monti - se avremo la possibilità, abbiamo diverse idee: ad esempio recuperare il ristorante antistante il castello di Canossa, dove potremmo installare anche un ufficio operativo. Ma è prematuro parlare di investimenti». Per perorare la causa, gli imprenditori avevano partecipato il 9 maggio scorso all’ultima assemblea di bilancio della Srl in Provincia («la società ha quasi raggiunto il pareggio», afferma Monti); il presidente Giammaria Manghi aveva sottolineato che il turismo non è più competenza di Palazzo Allende, bensì della Regione. E lunedì scorso il drappello è stato ricevuto a Bologna dall’assessore regionale al turismo e commercio Andrea Corsini che, secondo gli imprenditori, «si è detto disponibile a breve a incontrare le autorità locali (il presidente della Provincia e il sindaco di Reggio) per un approfondimento».

Ritrovandosi di nuovo la palla in mano, la replica di Manghi è una doccia gelata: «La Matilde di Canossa Srl è stata messa in liquidazione per volere di tutti i soci, pubblici e privati. Ricordo qualche numero: nel 2012 la società ha perso 422mila euro; nel 2013 81mila euro; nel 2014 204mila euro, perdita frutto anche della svalutazione della liquidazione, avvenuta a fine anno; nel 2015 18mila euro». Questo è il primo anno della gestione del commissario liquidatore Alberto Peroni. «Da quattro anni a questa parte la società non ha ricavi e ha maturato significative perdite: la liquidazione è un dovere, oltre che un atto sensato. E tenendo presente che la normativa sulle partecipate, da due anni a questa parte, prescrive la razionalizzazione. L’assessore Corsini vuole parlarmi? Io sono a disposizione, tenendo presente qual è il quadro di partenza».

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