BANCAROTTA

Nel mirino un’azienda agricola

La banda di Parma stava portando al fallimento la ditta reggiana

REGGIO EMILIA. La banda che spolpava le aziende e le faceva fallire aveva messo le mani su un’impresa di Sant’Ilario, che stava per fare la stessa fine delle altre. Nell’ordinanza di custodia cautelare con la quale il gip di Parma ha disposto il carcere per l’imprenditore Antonio Moisè, accusato di aver tessuto le fila di una serie di bancarotte fraudolente, con l’aiuto di sei prestanome, si motiva la necessità di applicare la misura restrittiva anche con il fatto che l’indagato «sta attualmente ponendo in essere condotte illecite analoghe in relazione all’azienda agricola Dallaglio Geremia e Remigio, anch’essa amministrata di fatto in assenza di alcuna formale carica sociale».

L’azienda agricola di Sant’Ilario è stata comprata per 15 euro dalla convivente colombiana del Moisè, che ne è diventata l’amministratrice unica, e la sede legale è stata trasferita a San Prospero di Parma. Secondo gli inquirenti Moisè stava procedendo «al graduale depauperamento del patrimonio aziendale, peraltro già gravato da una evidente crisi di liquidità». Pertanto il gip ha ritenuto che l’arresto dell’imprenditore fosse necessario per evitare che anche quest’azienda fosse saccheggiata e fallisse come le altre.

L’operazione della Guardia di finanza, come riportato ieri, ha portato alla denuncia anche di un prestanome domiciliato a Reggio: si tratta di un napoletano di 43 anni che al momento del controllo non è stato trovato in casa. Le fiamme gialle hanno perquisito anche la sede di una società di Reggio (in precedenza aveva sede a Cavriago), che è stata utilizzata per distrarre i beni di un’impresa edile, poi portata al fallimento. La società reggiana ha acquistato un terreno a San Prospero di Parma di proprietà della azienda Edilcabo.

Le fiamme gialle hanno sequestrato quattro appartamenti e terreni per un valore di tre milioni di euro: per gli inquirenti si tratta dei beni distratti dalle aziende fatte fallire. (j.d.p.)