«Tante liti, tante cause La professione cambia»

di Jacopo Della Porta

Passato e presente nel racconto di Franco Mazza, avvocato da mezzo secolo «Il processo Aemilia è una grande occasione di crescita per tutta la città»

REGGIO EMILIA. «Abbiamo iniziato a fare gli avvocati quando le arringhe difensive e le requisitorie dei pm erano uno spettacolo e lo sfoggio oratorio lasciava a bocca aperta il pubblico, soprattutto quello che veniva dalla campagna». Erano i tempi nei quali alcuni processi erano un vero e proprio evento, un rito messo in scena da un’élite culturale. Tempi nei quali esercitare la funzione di legale difensore era molto diverso rispetto ad oggi. «Il tribunale di Reggio era in via Emilia, i magistrati avevano una trentina di procedimenti ciascuno, contro i mille di oggi. Le udienze si celebravano solo al mattino e regnava l’ordine, tutto era sotto controllo». A raccontarlo è Franco Mazza, presidente dell’ordine degli avvocati di Reggio Emilia, una delle 16 toghe d’oro che festeggiano oltre mezzo secolo di professione e alle quali giovedì sarà consegnato un attestato in Sala del Tricolore.

Presidente, oggi, nelle aule di Giustizia non c’è più spazio per l’oratoria. Diciamo che siete diventati più prosaici.

«Oggi si è più ragionieri del diritto, nel senso che chi ha più conoscenza delle norme l’ha vinta. Se si indugia un po’ troppo nell’arte oratoria il giudice fa segno di tagliare...».

Anche perché le cause sono aumentate in modo esponenziale. Come si spiega questa esplosione?

«Litigiosità a non finire. Ci sono motivi sociologici. E’ cambiata la mentalità, oggi le persone sanno di essere portatrici di tanti diritti, li conoscono tutti e li vogliono fare valere. Alle volte anche quando si tratta di bagatelle».

Come è cambiata la vostra professione in 50 anni?

«Siamo passati dall’avvocato che era sostanzialmente un esperto di diritto, a un ruolo sociale molto più ampio. Oggi agli avvocati viene chiesto anche di prendere decisioni, penso alla mediazione, alla camera arbitrale, ed altre innovazioni. L’avvocato oggi non è un azzeccagarbugli ma un professionista con una funzione sociale più ampia, chiamato a dare il suo contributo per la soluzioni dei problemi, ad esempio la lunghezza dei tempi della giustizia».

Rispetto al passato siete tanti. Qualcuno dice troppi...

«Quando ho iniziato, nel 1961, eravamo non più di 150. Oggi 1.400».

E i più giovani fanno fatica a inserirsi.

«Per aiutare i giovani stiamo puntando sulla formazione. Dobbiamo alzare l’asticella dell’acculturamento. E’ l’unica strada».

A Reggio si celebra il processo Aemilia. Come far capire all’opinione pubblica che l’avvocato dei presunti mafiosi non va confuso con il suo assistito?

«Siamo difensori della legalità e dei diritti. Semmai dovesse verificarsi un’anomalia, un avvicinamento eccessivo tra assistente e assistito, saremmo noi a prendere i provvedimenti. Non possiamo accettare che l’avvocato si confonda con il suo assistito. Ma in proposito rivendico il ruolo che noi abbiamo avuto nel volere il processo Aemilia a Reggio insieme al presidente Francesco Caruso. Questo processo è un’occasione di crescita per tutti».