È boom di interventi di soccorso sull'Appennino: «Serve prevenzione»

di Serena Arbizzi

Reggio Emilia, il responsabile del Soccorso Alpino: «Siamo già oltre i numeri del 2015». Il 90% per malori e distorsioni: «A volte soccorsi a donne salite coi tacchi»

VILLA MINOZZO. «La montagna va affrontata con consapevolezza». A parlare è Luca Pezzi, responsabile della stazione del Soccorso alpino e speleologico dell’Emilia Romagna Monte Cusna. Un pool di uomini che conta 63 volontari, che anche ieri sono dovuti entrare in azione per soccorrere l’uomo colpito, e purtroppo ucciso, da un improvviso malore durante un’escursione. Mentre l’estate volge al termine, è tempo di bilanci per l’attività di soccorso. E i dati fanno riflettere.

Qual è il periodo dell'anno in cui è richiesto maggiormente il vostro intervento?

«Solitamente, il picco di interventi viene raggiunto tra luglio e agosto, quando le persone si spostano maggiormente verso la montagna. Un buon numero d’interventi li facciamo anche d’inverno però, con i soccorsi ad alpinisti ed escursionisti. Dall’inizio del 2016 abbiamo fatto 23 interventi, di cui almeno 4 mortali. Nel 2015 sono stati 18 in tutto l’anno: un eccezione se si considera che il numero di interventi segue un trend come quello dell’anno in corso».

A Reggio Emilia quali sono gli incidenti più frequenti?

«Il 90% dei nostri interventi sono per distorsioni o malori. Una fetta importante è occupata anche dai fungaioli che tendono ad avventurarsi in zone impervie. Poi ci sono gli interventi sulla neve: quelli che hanno a che fare con le valanghe sono i più complicati».

Quali sono gli accorgimenti da tenere in mente quando si va in montagna?

«I percorsi in montagna presentano difficoltà molto differenziate: per questa ragione le escursioni vanno sempre programmate a tavolino attraverso la raccolta d’informazioni certe e la consultazione di cartine, libri e manuali. La scelta del sentiero da percorrere va commisurata alle capacità degli escursionisti. Non va dimenticato che alcuni passaggi critici potranno essere superati in sicurezza solo con l’adeguato utilizzo di assicurazione con corda. La scala delle difficoltà utilizzata dal Club Alpino Italiano, e largamente diffusa, tiene conto di alcuni parametri importanti quali: la lunghezza del percorso, il dislivello da superare, la tipologia del terreno, l'esposizione, la difficoltà d'orientamento. Va comunque ricordato che le stagioni e le condizioni climatiche possono cambiare radicalmente le difficoltà dello stesso percorso. La presenza di neve, una gelata non prevista, l'umidità notturna su un prato scosceso, un temporale improvviso, peggiorano drasticamente le difficoltà di un itinerario. I tempi di marcia vanno studiati prima e controllati durante la gita. Ed è bene che sia presente un caposquadra che conosca le potenzialità dei componenti del gruppo. Anche nella bella stagione è utile partire presto al mattino per avere la sicurezza di ritornare o arrivare alla meta prima che faccia buio dovendo sopperire, a volte, anche ad inaspettate variazioni di percorso o a condizioni meteo avverse».

Quali attrezzature servono per un’escursione?

«Innanzitutto una buona preparazione fisica e un programma alla propria portata, l'attrezzatura adatta all'escursione: per una semplice passeggiata vanno bene gli scarponcini da trekking, pantaloni lunghi, lo zaino con vivere e acqua, una giacca a vento o indumenti per coprirsi, un piccolo kit di pronto soccorso. In parecchi casi abbiamo prestato soccorso a donne che si sono avventurate per sentieri sui tacchi, assolutamente inadeguati per la montagna. Bisogna controllare il meteo e mai dimenticare il buon senso e il saper rinunciare. La rinuncia, spesso, salva la vita. Ricordiamoci che è possibile ritornare un'altra volta sul sentiero, se non si è sicuri».

Quand'è che si deve chiamare il Soccorso alpino?

«Il Soccorso alpino va allertato quando si ritiene che, a causa di incidenti o per altre ragioni, sia seriamente compromessa l'incolumità delle persone coinvolte. Questo senza dimenticare che ogni intervento costituisce un dispendio di energie e spesso mette in situazione di pericolo i soccorritori. E vorrei cogliere l’occasione per ringraziare i volontari. Va sempre più diffondendosi, la falsa cultura che qualcun altro debba garantirci la sicurezza ovunque e che, in caso di difficoltà, ci sarà sempre qualcuno che ci tirerà fuori dai guai. Non è sempre così e in montagna, ad esempio in caso di condizioni meteorologiche avverse, le squadre di soccorso possono impiegare anche parecchio tempo prima d'intervenire».