Alloggi con abusi, chiesti 10 mesi per Olivo

Alla sbarra l’ex consigliere del Pd, il figlio e un ingegnere. Le parti civili: «Era amministratore, sapeva»

REGGIO EMILIA. Con l’intensa udienza di ieri mattina – destinata alla requisitoria del pubblico ministero e alle arringhe degli avvocati difensori e di parte civile – si sta avvicinando alla conclusione il processo che ruota sugli abusi edilizi riscontrati nelle palazzine – ai civici 2, 4 e 6 – di via Bari, a San Prospero.

Sotto accusa il 67enne Antonio Olivo e il figlio 35enne Gaetano (rispettivamente come titolare e legale rappresentante della Edil Olivo srl), nonché l’ingegnere 53enne Maurizio Trizzino. Per tutti e tre la procura ha chiesto la condanna a 10 mesi di reclusione per falsità in certificati e falsità materiale, mentre ha ritenuto cadute per prescrizione le imputazioni di truffa e falsità ideologica. Conclusioni a cui hanno replicato gli avvocati difensori – il legale Sergio Trosa (in sostituzione del collega Guglielmo Saporito) per i due Olivo, i legali Federico Bertani e Rossella Ognibene per Trizzino – chiedendo l’assoluzione.

Da parte loro le sette famiglie costituitesi parte civile – tramite gli avvocati Nino Ruffini, Helmut Bartolini (sostituito dal collega Stefano Germini), Federica Riccò e Debora Corradini – hanno chiesto danni per circa 70mila euro, ma solo nei confronti dei due Olivo. «Siamo di fronte ad un fatto grave – rimarca a fine-udienza l’avvocato di parte civile Ruffini – perché nei rogiti era stata garantita la perfetta regolarità amministrativa degli immobili, in realtà falsa. E in quel momento Antonio Olivo non era solo il venditore ed un imprenditore edile, ma anche un consigliere comunale del Pd. E un amministratore non poteva non sapere delle irregolarità amministrative degli immobili». Il giudice Dario De Luca ha rinviato alla prossima settimana l’udienza in cui sarà dato spazio alle repliche, poi la camera di consiglio da cui il magistrato uscirà con la sentenza.

I fatti gli inquirenti (ha indagato il pm Maria Rita Pantani) li fissano al 7 maggio 2008 con la vendita a prezzo pieno dell'immobile, certificandone però "falsamente e in un atto pubblico davanti a un notaio, che non esistevano opere abusive, che non erano mai stati adottati provvedimenti sanzionatori e che il fabbricato era stato costruito a regola d'arte" mentre successivamente sarebbe "stato dichiarato che non era abitabile, che vi erano state commesse opere abusive e che erano oggetto di provvedimenti amministrativi sanzionatori".