Ricatto hard al prete, tre donne sotto processo

di Tiziano Soresina

Il procuratore Grandinetti le accusa di tentata estorsione per un video scabroso La Diocesi disse: «L’inganno tramite massaggi». Le amiche si incolpano a vicenda

REGGIO EMILIA. Per chi ha svolto le indagini fu una tentata estorsione nei confronti dell’anziano sacerdote, facendo leva su “un video scabroso che lo ritraeva nudo all’interno della sua abitazione”.

È arrivata a questo convincimento la procura, che ha chiesto il rinvio a giudizio per tre donne: due egiziane (di 55 e 37 anni) considerate dagli inquirenti le “registe” del video, con la complicità di un’albanese 40enne che compare pure lei nel filmato.

La vicenda – anticipata dalla Gazzetta – fece scalpore quattro anni fa, ma da allora l’inchiesta ha avuto un percorso tortuoso finendo sul tavolo del procuratore capo Giorgio Grandinetti, dopo che il magistrato titolare delle indagini (il pm Katia Marino) aveva chiesto e poi ottenuto il trasferimento in procura a Modena.

Ora sarà un processo ad entrare fra le pieghe di questa delicata storia che ha la metà di agosto del 2012 come collocazione nella casa del sacerdote ultrasettantenne.

E fu proprio il prete a far partire le indagini, perché non esitò ad andare in questura a presentare denuncia, non piegandosi alla richiesta di 60mila euro per avere quel video.

Richieste estorsive telefoniche, perché le ricattatrici – aveva raccontato il sacerdote ai poliziotti – minacciavano di rendere pubblico quel filmato.

Per la Diocesi venne teso un inganno al prete da una delle tre donne «che si era spacciata come una esperta terapeuta – la ricostruzione fu affidata ad una nota dell’ufficio-stampa – avendo frequentato corsi speciali, abilitanti in particolare a massaggi terapeutici nei confronti di persone colpite da dolori alla colonna vertebrale o da problemi di deambulazione. Dopo aver conquistato la fiducia del sacerdote lo hanno convinto ad accettare il trattamento. Impresa non difficile – rimarcava la Diocesi – considerata la situazione personale di labilità psicologica e di problemi della memoria tali da non riuscire a ricordare con precisione la successione dei fatti».

E le tre donne finite nel mirino della procura? Si accusano a vicenda. L’albanese fin da subito ha incolpato le due amiche egiziane, indicandole come le “menti” dell’estorsione a cui lei avrebbe partecipato solo per ingenuità, per poi pentirsi.

Accuse rispedite al mittente dal’egiziana 55enne che si era sente danneggiata dai comportamenti scorretti dell’amica albanese. La terza straniera finita nei guai (nipote della 55enne) non è più da tempo in Italia, perché sarebbe tornata in Egitto. Insomma, un processo che si annuncia decisamente battagliato.

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