Sesso rumoroso, pm chiede 1 anno e 4 mesi

La 47enne accusata dalla vicina di molestie e calunnia. La difesa: «Solo una lite, la questura archiviò»

REGGIO EMILIA. Ai ferri corti due donne che abitavano nello stesso pianerottolo e il condominio – in cui entrambe vivevano – che si divide.

Ma questa storia – che si scoprirà pure boccaccesca – è finita in un processo e nell’ultima udienza si è fatto un passo importante verso la sentenza. Un’impiegata 47enne è sotto processo per stalking e calunnia. Ad accusarla è la vicina di casa, cioè un'infermiera cinquantenne costituitasi parte civile. La contrapposizione parte nel 2009, quando l'infermiera arriverà a chiedere alla vicina di finirla con tutti quei rumori che le impediscono di dormire di notte. E sarebbero rumori a luci rosse: rapporti sessuali violenti, molto movimentati e ben udibili... Ma al sesso "sonoro" si sarebbero aggiunte porte sbattute, tapparelle abbassate con forza, pugni contro il muro, risate, radiosveglie che partono all'improvviso e più volte al giorno. L'impiegata nega e il palazzo si divide, dando ragione all'una o all'altra. Ormai la situazione sta precipitando: l'infermiera racconta di aver subìto delle aggressioni dalla "rivale" (spintoni, spruzzi con lo spray al peperoncino, gomitate), si lamenta per l'incollatura delle serrature della cassetta della posta e della porta della cantina, per non parlare di cartelli contenenti frasi ingiuriose. La calunnia riguarda invece una denuncia dell'imputata in cui nel 2011 ribalta lo scenario dicendo di essere lei tormentata dall'infermiera e di essere stata costretta a cambiar casa.

Ora mancano solo le repliche, perché davanti al giudice Alessandra Cardarelli le parti si sono già espresse. L’accusa – nella requisitoria – ha derubricato il reato di stalking in molestia o disturbo, chiedendo comunque una condanna a 1 anno e 4 mesi di reclusione per l’impiegata. L’avvocatessa di parte civile Silvia Dodi ha rincarato la dose, sostenendo che i quattro anni (dal 2009 al 2013) da incubo vissuti dall’infermiera siano inquadrabili nello stalking (che, se provato, prevede una pena più alta), per poi chiedere una provvisionale risarcitoria di 10mila euro. Per gli avvocati difensori – i legali Giovanni Tarquini e Federica Martone – le cose stanno invece in modo diverso ed hanno chiesto l’assoluzione. I due avvocati inquadrano la vicenda in una semplice lite fra condomini, nemmeno tanto accesa se in tutti quegli anni solo un’assemblea di condominio se n’era occupata. Poi pongono l’attenzione sul fatto che la questura archiviò nei confronti dell’impiegata il procedimento d’ammonimento, aggiungendo che in realtà era la loro assistita tormentata dall’infermiera e che era stata costretta ad andarsene dal palazzo. (t.s.)