Raid, sequestrati chiodi e telefonini

Vandalismo al Mirabello: perquisite venerdì dalla Digos le case di tre ultras e di un abituale sostenitore della Reggiana

REGGIO EMILIA. Le indagini relative al raid allo stadio Mirabello si stanno concentrando sui quattro tifosi ora iscritti nel registro degli indagati, a partire da quanto sequestrato venerdì nelle loro abitazioni.

La Digos avrebbe prelevato – da quanto “filtra” – dei chiodi (da comparare con quelli da cantiere gettati sul campo da calcio nella notte fra il 5 e il 6 novembre) e i telefoni cellulari degli indagati. Gli investigatori cercano “tracce” di quanto architettato per prendere di mira il vecchio stadio granata con un gesto di protesta che ha fatto non poco rumore.

I quattro finiti nell’inchiesta hanno età diverse (fra i venti e i quarant’anni): tre sono ultras della Reggiana, il quarto un abituale spettatore delle partite dei granata. Ma come sono giunti a loro le indagini della Digos, coordinate dal pm Maria Rita Pantani? Un primo punto fermo dovrebbe coincidere con l’aver identificato sabato notte una persona sospetta – un reggiano sulla quarantina, tifoso della Reggiana – nei pressi del Mirabello, mentre chi era con lui è scappato. La persona identificata è ora nel registro degli indagati. Ma altre “armi” investigative possono essersi rivelate le registrazioni delle telecamere di videosorveglianza presenti attorno al vecchio stadio, come potrebbe essere stata intercettata anche qualche telefonata o messaggio (sui telefonini se non sui social network) rivelatore dell’azione compiuta all’interno del Mirabello (rovesciati in campo 20 chili di chiodi da cantiere, inoltre sono state sigillate col silicone una decina di porte). Il “tam tam” fra tifosi granata è stato a dir poco dirompente prima e dopo il raid, il che da robustezza al movente su cui lavorano gli inquirenti: boicottare il debutto casalingo del Sassuolo femminile in occasione della sua prima partita al Mirabello, da sempre tempio dei tifosi della Reggiana. I quattro indagati rischiano non poco, perché sono accusati di lancio di materiale pericoloso e scavalcamento, a cui si aggiungono le tentate lesioni aggravate e il danneggiamento aggravato. Una fase delicata dell’inchiesta che continua a trincerare dietro ad un laconico «no comment» l’avvocatessa Annalisa Bassi che assiste i quattro indagati.(t.s.)