Chiesti 2 anni per Ponti della Cemental

di Enrico Lorenzo Tidona

Correggio: ultime battute al processo per la morte di Cagarelli. I difensori: «L’imputato aveva a cuore i suoi operai»

CORREGGIO. Giuseppe Cagarelli aveva 56 anni quando è morto. Per 23 anni della sua vita aveva lavorato alla Cemental di Correggio, dal 1969 alla chiusura della ditta, avvenuta nel 1992, dove trafilava tubi in cemento-amianto, operaio in una fabbrica che per anni era sprovvista di sistemi di protezione. Una morte considerata un «evento prevedibile ed evitabile» secondo il sostituto procuratore Giulia Stignani, che davanti alla giudice Alessandra Cardarelli ha chiesto ieri una condanna a 2 anni nei confronti del titolare dell’azienda di Correggio, Franco Ponti, 68 anni, legale rappresentante della Cemental durante gli anni in cui lavorava Cagarelli. Per la sentenza, però, bisognerà attendere ancora: il giudice ha rinviato al 16 dicembre prossimo l’udienza, per poter dare spazio alle repliche sulle memorie presentate dal pm e un’altra dello stesso Ponti, accusato di omicidio colposo, con l’aggravante di aver commesso il fatto con violazione delle norme della prevenzione degli infortuni sul lavoro.

Cagarelli, spirato nel luglio del 2008 con una diagnosi di mesotelioma pleurico, secondo la pm è vittima dell’aria insalubre respirata mentre lavorava alla Cemental. Nella ricostruzione dei fatti durante la sua requisitoria, Stignani ha messo in fila le rilevazioni sulle polveri d’amianto effettuate negli anni alla Cemental, definendo «drammatica» la situazione di alcuni periodi, tesi portata avanti anche dai consulenti portati davanti al giudice nelle precedenti udienze. «Non ci sono dubbi sul nesso causale» quindi, tra la morte dell’operaio e la sua presenza nella storica fabbrica corregese, dice la pm.

Cagarelli era celibe: dopo la morte è stata la madre, Erminia Crotti, ora 86enne, a voler lottare in nome del figlio. Lei, unica parte civile al processo, rappresentata dall’avvocato Andrea Romano, che ha chiesto alla giudice una risarcimento di 1 milione di euro e una provvisionale di 300mila euro.

«Non possiamo giudicare Ponti e la Cemental con il metro di valutazione odierno» ha ribattuto nella sua requisitoria l’avvocato Corrado Spaggiari, difensore dell’ex manager insieme al collega Giovanni Orlandi. Per Spaggiari i fatti sono datati e l’allora gestione, anche in fatto di sicurezza, era adeguata agli standard e alle prescrizioni di legge. Non solo: le rilevazioni di fibra d’amianto sarebbe stata contenuta, risultando elevata solo in una cella chiusa e sprovvista di una postazione di lavoro. Per i difensori, com’è chiaro, l’unica sentenza giusta è la piena assoluzione per l’imputato, all’epoca ventenne a capo della fabbrica nella quale lavoravano 190 persone. «Ponti, come riportato dal commissario giudiziale, fece fronte anche i propri beni al concordato preventivo nel quale finì poi l’azienda dopo la chiusura - racconta l’avvocato Orlandi - cercando di salvare i diritti dei propri dipendenti che gli furono grati».

Una battaglia complessa alla base di un processo che vede al centro una fabbrica sulla quale molto si è discusso, anche perché situata in centro al grande paese. La sentenza sul caso Cagarelli è attesa con il fiato sospeso dall’anziana madre, che ha ereditato il diritto ad essere risarcita per il danno subito insieme al marito, il quale, però, è morto nel 2011, lasciando la consorte a capo della lunga battaglia processuale che sta per giungere alle battute finali.