Pedofilo seriale, Buda: "Voleva solo ragazzini bianchi e senza barba"

di Leonardo Grilli

Il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Antonino Buda, ha seguito dall'inizio il caso di pedofilia: "Vittime pagate con i soldi ottenuti dalla sua attività di escort omosessuale"

REGGIO EMILIA. L’indagine che ha portato alla scoperta del più grande pedofilo seriale della storia reggiana, e probabilmente italiana, è partita dal comando dei carabinieri di Reggio Emilia.

Quando, dopo l’arresto del brasiliano per un tentato omicidio, sono emersi i primi dettagli inquietanti circa la sua passione per i minorenni italiani. Da qui cinque mesi di fitte indagini, seguite passo dopo passo dal comandante provinciale dell’Arma, il colonnello Antonino Buda.

Colonnello, da dove siete partiti per giungere all’arresto del pedofilo?
«Tutto è cominciato da un altro fatto criminale dove abbiamo scoperto che il brasiliano era dedito alla prostituzione omosessuale. Da qui tramite un sito internet abbiamo scoperto due delle sue numerose identità fasulle ma la ricerca sul web non è stata semplice. Quando siamo riusciti a penetrare nella rete abbiamo ricostruito una serie di alter ego attraverso cui il soggetto pubblicava e chiedeva materiale pedopornografico».

Dalla realtà virtuale poi siete passati alla vita vera.
«Si, e abbiamo scoperto una trentina di casi accertati. Per ora. Abbiamo interrogato i minori sempre alla presenza dei genitori e laddove fosse necessario degli psicologi specializzati. I parenti erano sempre ignari, anche perché gli adescamenti nei pressi delle scuole più importanti del centro di Reggio avvenivano con molta discrezione.

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Il quarantenne andava vestito da uomo e aveva degli amici di riferimento, dei ragazzi fidati di 13 e 14 anni, grazie ai quali riusciva a ottenere l’attenzione di altri ragazzini. Dopo averli adescati li accompagnava a casa, si cambiava in un attimo e il gioco era fatto».

Un vero e proprio trasformista quindi, in grado di essere credibile anche travestito da donna.
«Anche se ha 40 anni le assicuro che non li dimostra. Inoltre usava una serie di escamotage per mascherarsi e aveva una lista di alias molto lunga, che cambiava all’occorrenza. Nella mia carriera purtroppo ne ho visti di episodi simili ma con queste caratteristiche e per così tanto tempo mai».

Ora questa indagine avrà altri sviluppi?
«La nostra priorità era mettere in sicurezza il territorio reggiano da questa minaccia senza precedenti. Ma stiamo ancora indagando ad ampio raggio. I dettagli chiaramente non li posso ancora rivelare ma ci stiamo muovendo per capire se nella rete erano coinvolti altri soggetti dediti alla pedofilia e abbiamo chiesto la collaborazione dell’Interpol. Ora il brasiliano è in carcere ma se dovesse uscire abbiamo pronto un decreto di espulsione».