Pedofilo seriale, Crepet: "Genitori reggiani, svegliatevi!"

di Leonardo Grilli

Il sociologo Paolo Crepet critico nei confronti delle famiglie: "I genitori si assumano la propria responsabilità di controllori, altrimenti è meglio che non facciano figli".

REGGIO EMILIA. Psichiatra, scrittore e sociologo, Paolo Crepet è uno studioso di fama internazionale. Spesso durante la sua carriera si è occupato di problematiche legate al disagio giovanile, al rapporto genitori-figli e ai nuovi pericoli in cui incorrono i bambini oggi.

E anche lui, come tutti gli addetti ai lavori che hanno appreso la notizia del pedofilo seriale a Reggio Emilia, è profondamente colpito dalla peculiarità di questa vicenda.

Almeno trenta minorenni abusati in circa dieci anni di attività. Dei numeri impressionanti.
«Senza dubbio, dalla mia esperienza posso dire che non credo esista un caso simile abbinato alla pedofilia. Probabilmente fra adulti è successo che

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un uomo si fingesse una donna “abusando” di qualcun altro ma in un contesto minorile mai. Senz’altro questo di Reggio Emilia è un binomio bizzarro e la fissazione per i profili falsi e le duplici identità del soggetto indica una personalità multipla. Ora andranno capite dal punto di vista psicologico le ragioni che hanno portato il brasiliano a questa vita».

Nel giro di sesso e inganni però i minori non sono entrati con la forza, si sono lasciati convincere.
«E questo forse è l’aspetto più inquietante, fermo restando lo sconcerto e l’orrore per il comportamento di questo soggetto. Preoccupa non poco la disponibilità e la curiosità da parte dei ragazzini, che a quell’età dovrebbero interessarsi a tutt’altro. Anche se a cercarli fosse stata una donna vera in ogni caso ci sarebbe stata una disponibilità da parte di questi bambini che bambini non sono più. Dal punto di vista psicosociale c’è un grossissimo e diffusissimo problema legato ai 13/14enni che si comportano come dei ventenni».

E internet in tutto questo come si inserisce?
«La rete è tutto, è da lì che si parte. Attraverso il sexting (l’invio di testi o immagini sessualmente esplicite tramite internet o telefono cellulare, ndr) ormai la crescita comincia molto prima rispetto agli anni passati. Come spiego nel mio ultimo libro, “Baciami senza rete”, oggi la sessualità a 13 anni corrisponde spesso a quella che ieri avevamo a 16, 17 o 18 anni. A parte questo caso di pedofilia che chiunque giustamente dirà essere unico e raro, il sexting è diffusissimo. Non sto dicendo che c'è il molestatore sempre dietro l’angolo ma che tra i minorenni nel 2016 si fanno queste cose. E cosa fai, denunci uno di 14 anni? L'unico rimedio è la prevenzione: i genitori si assumano la propria responsabilità di controllori, altrimenti è meglio che non facciano figli».

Un commento piuttosto duro nei confronti dei genitori.
«Non ci sono scusanti. I genitori devono essere al corrente di questi fenomeni visto che sono anche loro dei grandi trafficanti del web. Quando un genitore trent’anni fa ignorava, ignorava poche cose. Oggi i genitori devono essere ancora più responsabili. Quello che bisogna chiedersi è: un genitore di un ragazzino sa cosa fa il proprio figlio? Se la risposta è negativa, perché non lo sa? Cosa si immagina, che giochi con le bambole? Il minimo che può succedere è che giochino con videogames molto incentrati sul sesso.

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Già a undici anni si va in giro nella realtà virtuale a caricare prostitute e farci del sesso, queste sono cose che sanno tutti, non c’è spazio per lo stupore. Un padre o una madre devono imporsi per controllare i figli e se questi non sono d’accordo gli si deve togliere il cellulare o la consolle. Forza reggiani svegliatevi, che sarà meglio...».

Un appello diretto proprio alla città che da sempre ha fatto dell’educazione un suo fiore all’occhiello.
«E che oggi si scopre vulnerabile. Voi avete una istituzione che conosco bene come Reggio Children, adesso spero bene che dentro quel mondo ci si aggiorni e si affronti il problema nella maniera più drastica possibile. Reggio Emilia non è proprio l’ultima città al mondo in quanto a esperienza con i bambini, mi chiedo cosa ne pensino i reggiani di questa vicenda del pedofilo. Intendiamoci non si deve demolire nulla, bisogna difendere il modello portato avanti fino a oggi integrandolo però con quello che accade in questo momento in rete e che è destinato ad aumentare sempre più».