violenza sessuale

Pedofilo seriale, tre indagati a Reggio per favoreggiamento

di Tiziano Soresina

Per il pm Forte hanno aiutato il 40enne, nei guai un italiano e due brasiliani: è sparito il computer dell’adescatore e si sospetta che sia stato spedito all’estero, forse in Brasile

REGGIO EMILIA. C’è anche in procura a Reggio una tranche investigativa riguardante il brasiliano quarantenne che ora è al centro di una mostruosa vicenda di pedofilia e di pedopornografia su cui indagano gli inquirenti bolognesi.

Il fascicolo reggiano è stato innescato dal tentato omicidio del primo luglio scorso a Reggio: dopo 48 ore di fuga l’uomo di origini carioca era stato arrestato.

Ormai braccato e senza vie di fuga, solo e senza contatti nell'hinterland milanese, aveva chiamato il centralino dei carabinieri e dopo una trattativa gestita dai militari reggiani si era arreso alle forze dell'ordine confessando di aver compiuto lui l'aggressione.

Ma quell’arresto era stato l’inizio di una storia ben più orrenda, perché dalla perquisizione effettuata dai carabinieri del reparto operativo – coordinati dal pm Giacomo Forte – erano spuntati non pochi indizi su quell’autentica sfrenata passione del 40enne per i minorenni italiani.

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Nella perquisizione non era stato però stranamente trovato il computer dell’arrestato, il che aveva subito fatto pensare che qualcuno l’avesse fatto appositamente sparire.

E cinque mesi di indagini ora fanno sospettare gli inquirenti che quel computer – con contenuti prevedibilmente molto compromettenti – sia stato spedito all’estero (in Brasile?). E che il 40enne abbia avuto degli “aiuti” (e non solo nella vicenda del computer) gli investigatori lo ritengono provato perché scavando nel giro di ragazzini adescati, sono arrivati a tre maggiorenni – un italiano e due brasiliani – che vengono ora accusati di favoreggiamento reale e favoreggiamento personale.

Tre fiancheggiatori che, una volta sentiti dagli inquirenti, avrebbero collaborato, dando probabilmente un’ulteriore spinta alle indagini. E che il brasiliano potesse contare su degli appoggi lo si era capito nella fuga dopo il tentato omicidio, perché era arrivato sino a Milano in macchina grazie ad un amico.

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Si era rifugiato in un appartamento di un quartiere di periferia, nello stesso palazzo dove in quelle ore concitate i militari avevano trovato e sequestrato, in un altro alloggio, effetti e documenti dell'uomo. Uno di quei grossi edifici "alveare", dove la criminalità prolifera e dove i malavitosi si danno una mano fra loro. Poi l’arresto del 4 luglio scorso.

Ad un certo punto la fetta più consistente di quest’inchiesta è finita – per competenza – alla procura di Bologna per poi svilupparsi vertiginosamente, arrivando ad accusare il brasiliano di atti sessuali con minorenni (anche infra-quattordicenni), prostituzione minorile e pedopornografia.

Le indagini, condotte per cinque mesi dal nucleo investigativo dell'Arma reggiana, coordinate dalla procura di Bologna, dal procuratore capo Giuseppe Amato e dal sostituto procuratore Roberto Ceroni, hanno rivelato centinaia di reiterati e gravissimi episodi di adolescenza violata con una sola ambientazione: la casa del brasiliano collocata in un quartiere popolare non lontano dal centro storico.

L'inchiesta, denominata "Lost innocence", ha rivelato come in dieci anni il quarantenne fosse riuscito a crearsi una sorta di alter ego femminile, pubblicizzandolo tra gli adolescenti come quello di una propria cugina particolarmente disinibita. Un’inchiesta non ancora chiusa, come non sono nemmeno finite le indagini del pm Forte che contesta al 40enne altri reati: tentato omicidio, violenza sessuale e induzione alla prostituzione. Inchiesta che comprende anche i tre accusati di favoreggiamento.