violenza sessuale

Pedofilo seriale, il brasiliano fuggì calandosi dal decimo piano

di Tiziano Soresina

Dopo la cattura il 40enne si vantò con gli inquirenti di praticare il “parkour”. A Reggio è accusato anche di stalking, nel frattempo sono spariti due pc di sua proprietà

REGGIO EMILIA. Un insaziabile pedofilo, un abile trasformista, un manipolatore di menti adolescenziali, un esperto “navigatore” nei siti pedopornografici e persino una sorta di spider man, capace di sfuggire alla cattura calandosi dal decimo piano di un palazzo per poi “atterrare” senza farsi un graffio.

Lascia sempre più sgomenti il brasiliano 40enne al centro di una vicenda sessuale con minorenni abusati davvero senza precedenti sia per numero di ragazzini adescati (al momento una trentina) sia per durata (i gravissimi episodi sarebbero continuati per una decina d’anni).

Come evidenzia la maxi inchiesta della procura di Bologna saremmo di fronte ad un “orco in gonnella” – di cui non riveliamo l’identità per tutelare i minori coinvolti – che faceva leva sulla sua capacità

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di trasformarsi in una donna attraente per circuire le giovanissime prede maschili.

Mentre dall’inchiesta innescatasi a Reggio con il tentato omicidio del primo luglio scorso, spuntano persino queste doti di atleta preparatissimo, cultore dello sport estremo conosciuto come “parkour” – fatto di salti da un palazzo all’altro, ma anche di arrampicate a mani nude – di cui il 40enne si è persino vantato con gli inquirenti una volta arrestato, spiegando come era riuscito a svignarsela dal condominio milanese in cui era stato scovato dai carabinieri.

Uno spericolato calarsi dall’appartamento posto al decimo piano dell’edificio, riuscendo a farla franca. Indagini reggiane dei carabinieri – coordinate dal pm Giacomo Forte – in cui la posizione dell’uomo di origini carioca si è anche aggravata, perché oltre al tentato omicidio, gli vengono contestati altri tre gravi reati nei confronti di un reggiano maggiorenne che avrebbe stalkizzato, violentato e indotto alla prostituzione.

Nonostante il “giro” perverso di ragazzini che avrebbe messo in piedi in tutti quegli anni, il brasiliano sarebbe stato attratto in modo

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morboso da questo maggiorenne, avrebbe avuto una sorta di ossessione per lui, con punte di allucinante malvagità.

Poi c’è l’aspetto informatico di quest’indagine e da quanto “filtra” sono due i computer scomparsi dalla casa del 40enne, con probabile invio all’estero (in Brasile?). C’è più di un sospetto che dentro quei due pc vi siano materiali (foto, video) compromettenti. E la forte disponibilità di denaro da parte del brasiliano, fa pensare gli inquirenti a guadagni non indifferenti anche tramite Internet e non solo dall’attività di gigolò con fitta clientela.

Ma con la sparizione dei due computer è svanita anche la strada per provare questo commercio pedopornografico nel web.

Fra i tre indagati (due italiani ed un brasiliano) per favoreggiamento reale e personale, c’è un partenopeo 50enne (residente in città) che avrebbe aiutato l’amico carioca a fuggire a Milano, accompagnandolo nella metropoli lombarda con la sua macchina.

Tre fiancheggiatori che, una volta sentiti dagli inquirenti, avrebbero collaborato, dando probabilmente un'ulteriore spinta alle indagini. E che il brasiliano potesse

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contare su degli appoggi lo si era capito nella fuga dopo il tentato omicidio, perché era arrivato sino a Milano in macchina grazie al citato campano 50enne.

Si era rifugiato in un appartamento di un quartiere di periferia, nello stesso palazzo dove in quelle ore concitate i militari avevano trovato e sequestrato, in un altro alloggio, effetti e documenti dell'uomo. Uno di quei grossi edifici "alveare", dove la criminalità prolifera e dove i malavitosi si danno una mano fra loro. Da lì sarebbe scappato calandosi dal decimo piano.

Poi l'arresto del luglio scorso. Ormai braccato e senza vie di fuga, solo e senza contatti nell'hinterland milanese, aveva chiamato il centralino dei carabinieri e dopo una trattativa gestita dai militari reggiani si era arreso.