«Cemental non interessa alle istituzioni»

di Serena Arbizzi

Correggio, critiche dai famigliari delle vittime. La Cgil: «Abbiamo tentato d’organizzare altri eventi ma ci hanno detto di no»

CORREGGIO. «Alle istituzioni correggesi non interessa parlare della Cemental: non li vedo qui seduti tra queste file». È indignata, per non dire arrabbiata, Lea Giberti, vedova dell’ex assessore e lavoratore Cemental Gastone Cipolli, arrivata ieri pomeriggio al centro “25 Aprile” assieme alla figlia Barbara per partecipare alla presentazione del dossier choc su Cemental elaborato da Cgil e dall’Associazione famigliari e vittime dell’amianto. Un dossier distribuito in migliaia di copie alle famiglie correggesi che dimostra, con tanto di dati, che da Cemental sono derivati i danni più gravi del settore a causa dell’amianto. Gastone Cipolli ha lavorato alla Cemental dal 1956 al 1960. «Gastone era un operaio addetto alla miscelazione delle polveri – raccontano Lea e Barbara –. Per quanto riguarda il versante giudiziario, chiederemo i danni ambientali, seguendo il filone civile insieme all’avvocato D’Andrea. Siamo però delusi dall’assenza delle istituzioni a quest’incontro».

«Io ho 67 anni adesso – aggiunge Lea –. Fino a quando mi sarà concesso di campare andrò avanti per ottenere giustizia per mio marito. Ma ci scoraggia l’atteggiamento di Correggio. Tempo fa abbiamo tentato di organizzare un appuntamento con le scuole all’Asioli, ma ci è stato risposto che non era possibile».

La questione è stata sollevata pubblicamente anche da Guido Mora, segretario Cgil. «Abbiamo cercato di diffondere questo tema, di importanza vitale per tutti, attraverso eventi organizzati appositamente per le scuole. Purtroppo, tuttavia, non siamo riusciti a mettere in piedi l’appuntamento».

Tra il pubblico ieri pomeriggio erano presenti anche alcuni ex lavoratori Cemental. Valter Carretti è uno di questi: 82 anni, ne aveva 30 quando ha iniziato a lavorare nella fabbrica dell’amianto dov’è rimasto per nove anni. «Non c’era sicurezza a sufficienza alla Cemental – racconta Carretti –. Non c’erano maschere, né aspiratori. Ci davano il latte da bere perché si diceva contrastasse gli effetti nocivi dell’amianto. Noi ci infilavamo i guanti e iniziavamo a lavorare. Per ora non ho problemi di salute».

Non è altrettanto fortunato Paolo Montanari, parte civile nel “processo Nanetti”, ammalato di asbestosi dal 2010. «Lavoravo a stretto contatto con l’amianto blu, quello più dannoso – dice Montanari, che ha 81 anni –. Lo lavoravamo con un badile e lo trasferivamo su un cesto, dove ce lo facevano pesare. Così ho preso l’asbestosi. In certi momenti mi manca il fiato, mi gira la testa e ho male alle gambe».

Durante l’assemblea, ieri pomeriggio, si è alzato improvvisamente Ernesto, ex lavoratore Cemental, manifestando una richiesta nei confronti dei sindacalisti. «Bisogna insistere, il sindacato deve fare una battaglia per dare la pensione di reversibilità ai famigliari delle vittime – sottolinea Ernesto, il quale ha lavorato alla Cemental per un paio d’anni –. Inoltre, nel parlare di questa fabbrica, occorre ricordare che negli anni Cinquanta non esistevano alternative: o andavi a lavorare alla Cemental o in campagna». Dal palco, Andrea Nanetti ha raccontato la sua esperienza: il papà Luciano, ex lavoratore Cemental, è morto di mesotelioma. «Non bisogna sottovalutare l’impatto dell’amianto: anche chi non ha lavorato in quella fabbrica è soggetto a rischi» ha sottolineato Nanetti. Tra i partecipanti anche il sindaco di Rubiera Emanuele Cavallaro, dove gli edifici contenenti amianto sono stati “mappati”: l’amministrazione ha inviato 303 raccomandate per la rimozione, ricevendo solo 5 contestazioni.

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