Morì d’infarto, assolto il medico

Scandiano: il decesso del 40enne dopo la dimissione dal Magati. L’Ausl impugna il maxi risarcimento

SCANDIANO. Un caso medico molto difficile che si sta giocando sia in sede penale che civile.

Alludiamo alla morte per infarto – il 20 marzo 2010 – del falegname 40enne Dante Fantini che solo poche ore prima era stato dimesso dal pronto soccorso dell’ospedale Magati di Scandiano. Ieri – in tribunale a Reggio – per questa vicenda è stata assolta dall’accusa di omicidio colposo la dottoressa Erminia De Cristofaro.

«La dottoressa – dice al termine dell’udienza l’avvocato difensore Marco Fornaciari – è da sei anni nell’incubo del processo. In scienza e coscienza ha fatto il suo dovere in una situazione di difficoltà obiettiva: l’elettrocardiogramma era silente, nell’85% dei casi si è dimessi con diagnosi di dolore intercostale».

Nella precedente udienza il procuratore Giorgio Grandinetti (come anche la difesa) aveva chiesto l’assoluzione, mentre l’avvocato di parte civile Giuseppe Benassi (che tutela una delle due sorelle del falegname deceduto) aveva chiesto la condanna della professionista oltre ad un risarcimento-danni.

Sul versante civilistico l’Ausl ha pagato un importante risarcimento (850mila euro) alla famiglia del 40enne morto (la vedova, la madre e l’altra sorella). La differenza tra la decisione del giudice penale e di quello civile sta nel fatto che in ambito penalistico occorre la certezza della colpa attribuita all’imputato – certezza che non è stata raggiunta, la sentenza di ieri del giudice Alessandra Cardarelli cita infatti il secondo comma – mentre nel processo civile si applica il criterio del «più probabile che non», ritenendo in questo caso come probabile da parte del giudice la possibilità di salvare il paziente – con un infarto in corso – nel caso fosse stato trattenuto in ospedale.

Ma la vicenda giudiziaria relativa al risarcimento è tutt’altro che conclusa, visto che l’Ausl ha impugnato la decisione di primo grado. (t.s.)