Investì un 81enne, patteggia 3 anni

Correggio: il giovane confessò tre giorni dopo. Non potrà guidare per un biennio

CORREGGIO. Per tre giorni, nel novembre 2015, era stata caccia al pirata della strada responsabile della morte del carpigiano 81enne Franco Guandalini, investito mentre stava andando in bicicletta al cimitero di Fazzano.

Poi il reggiano 25enne Samuele Coloretti si era presentato per confessare nella caserma dei carabinieri di Correggio.

Da allora la giustizia ha fatto il suo corso e di recente – in tribunale a Reggio – il giovane (difeso dal legale Federico De Belvis) ha patteggiato 3 anni di reclusione e 2 anni di sospensione della patente di guida. Una pena “concordata” dal difensore con il pm Stefania Pigozzi (titolare delle indagini) e poi avallata dal gup Giovanni Ghini. Pesante le accuse nei confronti di Coloretti: omicidio colposo, omissione di soccorso e fuga a seguito di incidente stradale con danni a persone. Come raccontato il giorno della confessione, il giovane era alla guida della sua Volkswagen Polo nera quando è avvenuta la tragedia: «Stavo percorrendo via della Pace quando ho sentito il rumore di una botta fortissima». L’automobilista aveva realizzato, quindi, di aver provocato l’incidente, ma si era dileguato perché in forte stato di shock. Il cadavere era stato trovato la mattina del 2 novembre intorno alle 10, vicino al fossato che circonda il pereto dell'azienda agricola Ognibene, nel punto che dà su via della Pace, la provinciale 113 che collega Correggio a San Martino in Rio.

La macabra scoperta era stata fatta da due tecnici Telecom che, a bordo della Panda di servizio, stavano effettuando controlli di routine sulle linee telefoniche che circondano il fondo dell'azienda agricola. Vicino al cadavere dell'81enne, poco visibile dal lato della strada perché dietro alcune frasche, era stata rinvenuta anche la bicicletta nera dell'uomo, un modello da tempo libero, le cui ruote erano completamente divelte. La confessione del pirata della strada era arrivata mentre si attendevano gli esiti delle incessanti indagini condotte dai carabinieri di Correggio assieme alla Sezione rilievi del Nucleo investigativo.

I riscontri (frammenti di un paraurti e un parafango) rinvenuti sul presunto punto d'impatto e le immagini della videosorveglianza avevano portato all'individuazione del modello dell'auto. Si era in attesa degli esiti degli accertamenti in corso sui tabulati telefonici per chiudere il cerchio.

Per la famiglia Guandalini un peso in meno: «Credo – aveva detto la figlia Manuela – che il merito del fatto che questa persona si sia costituita sia di tutta l'attenzione che è stata data a questa storia, alla nostra storia».