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Abusò sulla nipote di 7 anni alla sua festa di compleanno, lo zio ricorre in Appello

di Evaristo Sparvieri

L’uomo era stato condannato a tre anni nel processo di primo grado, mercoledì a Bologna il dibattimento. Il Comune si è costituito parte civile

REGGIO EMILIA. All’epoca aveva appena sette anni, quando lo zio le rubò l’innocenza durante la festa di compleanno del patrigno: una giornata in cui tutti i parenti si erano ritrovati prima in un ristorante e poi nell’abitazione del festeggiato, terminata nello shock generale quando – al rientro a casa – il fratello del patrigno avrebbe approfittato della confusione per allungare le mani sulle parti intime della nipotina, ritrovata dalla madre con le mutandine abbassate.

Un’accusa per la quale lo zio della bimba, a distanza di quattro anni da quel giorno e dopo un lungo processo a porte chiuse, il 16 aprile 2014 è stato condannato a tre anni di reclusione e al risarcimento danni in favore della minore, nell’ambito di un procedimento che arriverà mercoledì davanti alla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Bologna, dove è fissata l’udienza dibattimentale.

Una storia turpe avvenuta in una casa della frazione di Reggio (per non violare la privacy della minore non forniremo identità o luoghi precisi), che dal luglio 2010 ha dilaniato le famiglie coinvolte. La giornata terminò al pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Nuova, dove la piccola era stata immediatamente portata dalla madre. E dove i sanitari, vista la situazione, hanno ritenuto doveroso segnalare il caso ai carabinieri.

Nel processo di primo grado, sul banco degli imputati erano finiti i due fratelli. Non solo lo zio, ma anche il patrigno della bambina, assolto in primo grado dall’accusa di minaccia. Secondo la ricostruzione della Procura, quest’ultimo aveva minacciato in caserma la convivente e madre della piccola a non denunciare l’accaduto, dicendole «ti taglio la testa se denunci mio fratello». Ma dai giudici di primo grado arrivò l’assoluzione «perché il fatto non sussiste».

Nel processo in primo grado, che si svolse rigorosamente a porte chiuse, il pm Maria Rita Pantani aveva chiesto la condanna a 7 anni di reclusione per lo zio della bimba, all’epoca 69enne, accusandolo degli abusi alla nipotina (ricompresi nel grave reato di violenza sessuale su minore), mentre era stata di 4 mesi di carcere la richiesta per il patrigno, allora 72enne.

Per l’assoluzione del patrigno, decisive sono state testimonianze che esclusero la frase minacciosa rivolta alla compagna.

La Corte – presieduta da Francesco Caruso, giudici a latere Alessandra Cardarelli e Dario De Luca – dopo una lunga discussione stabilì invece la condanna per abusi a tre anni dello zio (assoluzione dai reati di lesione personale e violenza privata), evitando l’immediata carcerazione, più una provvisionale di cinquemila euro al Comune, costituitosi parte civile tramite l’avvocatessa Francesca Ghirri.

Una condanna determinata dal fatto che gli accertamenti del medico legale avevano escluso lesioni alle parti intime della bambina, impugnata sia dal condannato che dal pubblico ministero. E ora il processo approderà in Appello. Nell’ambito del procedimento penale, nel 2010 il gip nominò come curatore speciale della minore un funzionario dei Servizi sociali del Comune che, attraverso l’avvocato Francesca Ghirri del Servizio legale, si è costituito in giudizio anche per il processo di secondo grado.