Arrestato lo zio che abusò della nipote

Secondo il giudice, il 60enne per 7 anni costrinse la bambina a subire le sue attenzioni. Dovrà scontare 4 anni di carcere

VAL D’ENZA. Ha abusato per almeno 7 anni della nipote. Violenze inaudite che sono iniziate quando la piccola aveva appena 9 anni. Lo dice una sentenza diventata definitiva. E ora per lo zio, un uomo che oggi ha 60 anni, sono scattate le manette. Dovrà scontare la pena a 4 anni dietro le sbarre del carcere della Pulce.

Secondo quanto ebbero modo di ricostruire i carabinieri, tutto ebbe inizio nell’estate del 2007. Ma ci vollero anni interi perché la verità venisse a galla e non rimanesse sepolta dietro tonnellate di vergogna e paura e la famiglia finalmente sapesse. Sino a che nel giugno del 2014 quella verità devastante è iniziata piano piano a emergere. Dilaniando le famiglie coinvolte. Ma liberando finalmente la piccola vittima dalla morsa in cui era finita.

Per quegli abusi l’uomo, il 4 febbraio del 2016 con sentenza emessa dal gup di Reggio Emilia, è stato condannato. Una sentenza che non ha impugnato. Pertanto, 11 mesi dopo, diventando definitiva, per il 60enne si sono aperte le porte del carcere.

Sono stati i carabinieri del Nucleo radiomobile della compagnia di Reggio Emilia, che all’epoca dei fatti condussero le delicate indagini, a porre la parola fine alla brutta vicenda di cronaca con l’arresto, l’altro pomeriggio, dell’uomo, dando esecuzione all’ordine di carcerazione emesso nei suoi confronti dall’Ufficio esecuzioni penali della Procura di Reggio Emilia.

A carico dell’uomo, oltre ai 4 anni di reclusione, il tribunale ha applicato uno anno di misura di sicurezza col divieto di avvicinamento a luoghi frequentati da minori, di svolgere lavori che prevedano un contatto con minori e l’obbligo di tenere informati gli organi di polizia sulla sua residenza ed eventuali spostamenti.

Ci sono voluti quasi dieci anni perché l’incubo vissuto da una bambina si tramutasse in una condanna definitiva. Spesso, quando le vicende si consumano dietro le mura domestiche, quando a indossare i panni del mostro è una persona di fiducia, un parente che dovrebbe proteggere la povera vittima ma che invece si trasforma nel suo aguzzino, ci vuole tempo prima che la verità venga a galla. In questo caso, ci sono voluti almeno cinque anni perché quella violenza ai danni di un bambina di appena 9 anni – e che ora ne ha 16 - venisse scoperta, indagata. I carabinieri del Radiomobile, coordinati dalla procura reggiana, hanno lavorato a lungo per accertare tutti i fatti. Quelle attenzioni squallide accompagnate anche da altrettanti odiosi commenti. Fino alla sentenza. Fino alla condanna, diventata definitiva. Fino all’arresto, avvenuto sabato. Mentre quella bambina oggi ragazza dovrà continuare a fare i conti con chi si è approfittato di lei e non l’ha protetta.

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