Io nell'hotel Rigopiano, il resort che non esiste più

di Giuseppe Boi

Luogo da favola per coppie in fuga d’amore, bimbi e single. Lusso e tradizione immersi in una natura impareggiabile ma imprevedibile e violenta

REGGIO EMILIA. Un angolo di paradiso diventato un inferno di ghiaccio e detriti. Difficile spiegare cosa fosse l'hotel Rigopiano con un aggettivo diverso da magico. A Farindola, in provincia di Pescara, a quota 1.200 metri c'è la stessa magia che si ritrova nella montagna reggiana: pace, ambiente incontaminato, panorami da favola come gli Appennini sanno regalare.

Tratti distintivi di questa cordigliera che attraversa tutto lo Stivale così come le nevicate forti e improvvise e la sismicità che ha fatto tante vittime nel corso dei secoli. Neve e terremoto: i due ingredienti che lo scorso maledetto mercoledì hanno cancellato l’hotel Rigopiano-Gran Sasso Resort.

Valanga su hotel, le prime immagini all'interno dell'albergo

L’albergo-gioiello alle pendici della montagna più alta degli Appennini non esiste più, spazzato via da una valanga, causata da una nevicata record, smossa da quattro terribili scosse di terremoto con magnitudo pari o superiore a 5 gradi, più un’infinità di altre più lievi, che hanno colpito la martoriata terra d’Abruzzo in quattro ore.

Avrei dovuto trascorrerci il ponte dell’Immacolata. Due notti e tre giorni in quelle stanze bomboniera. Sognavo di rivivere momenti da favola: il rilassarmi nei salotti davanti a un camino in pietra bianca della Maiella, il piacere della cucina del ristorante e il giocare a biliardo con un cognac in mano. Mi immaginavo in ciabatte e accappatoio diretto alla spa e qui in una sdraio a bordo piscina con alle spalle il Gran Sasso e davanti una vista che arriva fino al mare.

I casi della vita hanno fatto saltare quel soggiorno che ora è diventato impossibile. Restano i ricordi di quello che per me, a Pescara fino allo scorso dicembre e oggi qui a Reggio, era un luogo dove dimenticare i dolori della vita o dove trascorrere momenti speciali. Un posto esclusivo, ma alla portata di quasi tutti grazie alle offerte di Groupon. Su Google si trova ancora l’annuncio: «169 euro invece di 445 per un soggiorno di coppia...».

L'hotel Rigopiano prima della valanga

Ricordi sporcati dalle immagini trasmesse ieri su tutti i siti internet e su tutte le televisioni. Il ghiaccio e i tronchi di legno che entrano nella zona benessere e arrivano fino alla piscina coperta. Le stanze, il ristorante sommersi sotto la slavina. Mi vengono i brividi e mi batte il cuore a pensare me in quegli stessi ambienti, in quello stesso luogo dove ospiti e personale dell’albergo hanno trovato la morte.

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Quel personale cordiale ed elegante che garantiva isolamento e relax alle coppie in fuga d’amore; sorrisi e simpatia ai bambini; una chiacchierata rispettosa e mai banale ai single che frequentavano l’albergo. Un mix di lusso e tradizione, confort e semplicità che meritavano un viaggio fin lassù.

E mi arrabbio, divento una furia, ascoltando e leggendo commenti di chi lì non è mai salito. Di chi protesta per i ritardi nei soccorsi ma non sa che arrivarci era difficile anche col sole. È un insulto a chi ha lavorato allo spasimo per raggiungere quell’angolo d’Abruzzo. Un’offesa a chi è morto non per colpa dell’uomo ma di una natura bellissima ma imponderabile.

Così come resto allibito davanti a polemiche sul perché si è costruito in quel posto o sul caso di abuso edilizio, per cui tutti sono stati assolti. Un tipico esempio di sciacallaggio di chi cerca di sfruttare dolore e tragedie. Ma anche un modo come un altro per non accettare che l’imprevedibile dell’imprevedibile esiste e, piaccia o non piaccia, può cambiare la vita di tutti noi.

Valanga sull'hotel Rigopiano, la ricostruzione della tragedia