'ndrangheta

Aemilia, Iaquinta contro De Miro: "Il prefetto antimafia è indagata"

Scontro in udienza: l'avvocato Taormina avverte che l'ex prefetto di Reggio non può testimoniare senza un avvocato. "Dopo i nostri esposti è stata indagata per calunnia, abuso d'ufficio e falso ideologico"

REGGIO EMILIA  E' stata un'udienza lunga e intensa, con finale a sorpresa, quella di oggi del processo Aemilia. Dopo aver sentito per alcune ore la testimonianza del maggiore Emanuele Leuzzi, investigatore che ha riferito sui rapporti tra gli imputati e la politica, il Pm Marco Mescolini ha chiamato come testimone il prefetto di Palermo Antonella De Miro. Un testimone chiave, che deve riferire sia sull'ormai famosa "cena dei sospetti" del 21 marzo 2012 e sulle interdittive antimafia che ha firmato facendo scattare la reazione di diversi imputati, le cui aziende furono poi escluse dalla white list.

Tra questi Giuseppe Iaquinta (indagato per associazione mafiosa), imprenditore di Reggiolo di origine calabrese, padre dell'ex bomber della Juventus Vincenzo Iaquinta (indagato per possesso illegale di armi), che oggi - tramite il suo avvocato Carlo Taormina - ha subito bloccato la testimonianza del prefetto De Miro. Un colpo di scena prima dell'attesa testimonianza: Taormina ha segnalato alla corte che De Miro avrebbe dovuto deporre assistita da un avvocato perchè indagata per abuso d'ufficio e falso ideologico.

Il procedimento riguarda un esposto che lo stesso Giuseppe Iaquinta ha presentato sull'atto con cui il prefetto aveva respinto l'iscrizione alla white list di una sua azienda, per il quale i giudici si esprimeranno sulla richiesta di archiviazione il 15 marzo.

Aemilia, Iaquinta contro il prefetto antimafia: "Ingiusta l'esclusione dalla white list"

Il pubblico ministero Marco Mescolini e l'avvocato di parte civile dello stato, si sono opposti alla richiesta del difensore, giudicandola priva di fondamento. Rispetto all'esposto presentato contro De Miro, Mescolini sottolinea infatti: «Se si ammettesse l'eccezione tutti i testimoni sarebbero denunciati e non potremmo sentire più nessuno».

Il presidente della corte Francesco Maria Caruso, dopo circa una mezz'ora di camera di consiglio, ha accolto l'eccezione e ammesso la testimonianza dell'ex prefetto reggiano con avvocato, rinviando poi l'udienza.