Confermato l’ergastolo per Infante

La Corte d’Assise d’appello di Brescia lo condanna come complice. L’assassino, reo confesso, deve scontare diciotto anni

BORETTO. Confermata la pena dell’ergastolo per Roberto Infante, il 51enne di Boretto, complice nell’omicidio dell’imprenditore Giorgio Gobbi. La sentenza è stata emessa ieri dalla Corte d’Assise d’Appello di Brescia. Una condanna dura che, per un’incomprensibile scelta processuale (non è ricorso al rito abbreviato che gli dava diritto a uno sconto di pena di un terzo), è di gran lunga superiore a quella di Luciano Bonazzoli, 48 anni, l’uomo che ha materialmente commesso il delitto e al quale sono stati inflitti invece 18 anni di reclusione.

Roberto Infante, durante il processo celebratosi davanti alla giuria popolare della Corte d’Assise di Mantova, aveva raccontato ai giudici di non essere stato complice dell'uccisione di Giorgio Gobbi, ma vittima, perché attirato sul luogo del delitto e costretto a collaborare alle fasi successive sotto minaccia di una ritorsione contro di lui e la figlia. «Non sapevo – aveva detto – chi fosse la persona a cui Bonazzoli (cognato della vittima) voleva far del male».

Il pubblico ministero aveva demolito questa versione dei fatti: «Infante non poteva non sapere quello che stava succedendo. Peraltro, ha assistito all'assassinio e ha aiutato Bonazzoli ad occultare il cadavere».

La vicenda. Il 4 dicembre di tre anni fa Giorgio Gobbi, 43 anni, imprenditore di Cicognolo, in provincia di Cremona, ma originario di Rivarolo, viene freddato con due colpi di fucile a canne mozze nella sede della sua ditta di Viadana, la Luma srl. A premere il grilletto, il cognato Luciano Bonazzoli, che confessa il delitto. Complice dell'omicida Edo Dolci, cinquant'anni di Marmirolo, che avrebbe avuto il compito di ripulire il sangue sul luogo del delitto e di disfarsi della doppietta, facendola a pezzi e gettandola nelle acque del Diversivo, a Soave di Porto Mantovano. Quest’ultimo è stato condannato a tre anni e quattro mesi per favoreggiamento.

Altro complice Roberto Infante, che avrebbe aiutato Bonazzoli nell'omicidio e nel trasporto del cadavere di Gobbi, abbandonato nel baule della sua Range Rover nel parcheggio di un centro commerciale alle porte di Parma.

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